“Bellissimo”, storia di mille viaggi e di un capolavoro.

Questa è la storia di un viaggio.
Anzi, questa qui, a dirla tutta, è la storia di tanti viaggi.
Questa qui è la storia di un viaggio lungo qualche decade, che ha come protagonisti due fratelli, uno, Miguel, che ha l’enorme privilegio di essere bellissimo e l’altro, Santiago, che si porta addosso l’altrettanto gigantesco fardello di essere semplicemente normale nella sua estetica. Ed è anche la storia di una famiglia composta da quattro anime, tutte a loro modo dipendenti dalla straordinaria bellezza di Miguel, tutte a loro modo vogliose di smarcarsi dal fatto di esserne così succubi.
Alla fine, però, questa è prima di tutto la storia di Massimo Cuomo, scrittore che qualcuno ha ancora il coraggio di definire “emergente”, che di emergente ha ormai solo il bisogno di raccontare al mondo il suo ultimo, meraviglioso romanzo, che è pari (se non superiore) al suo stesso titolo.IMG_20170428_130018373~01
Bellissimo è un romanzo che ho aspettato per un sacco di mesi, e che al tempo stesso ho avuto paura di leggere. Perché ha molto a che fare col realismo magico, stile da me tutt’altro che prediletto, e perché è stato scritto da una persona che ho il privilegio di definire amica, ma che proprio in qualità di amica non volevo deludere, nel caso il libro non mi fosse piaciuto.
Tranquilli, niente di tutto ciò è accaduto.
Ma andiamo alla fredda recensione.
In un ospedale di Merida, nel nord dello Yucatan, vede la luce l’essere perfetto, quello che fa sembrare i suoi vicini di culla dei piccoli mostri, che fa sospirare e applaudire le folle, che farà innamorare una metà della città e ingelosire l’altra. E che trasformerà la vita del suo fratello maggiore, della sua non bellissima madre e del suo frustrato e opportunista padre in una sorta di continua ricerca dell’indipendenza dall’opprimente figura di Miguel. La storia dei due fratelli Moya corre parallela, in un alternarsi di piccoli e grandi avvenimenti che li vedrà alcune volte rivali, altre volte complici silenziosi, ma sempre dediti al raggiungimento di uno scopo del quale verranno a conoscenza solo col passare degli anni. Miguel cresce e diventa il trofeo sentimentale più ambito dalle donne di Merida, mentre Santiago proverà, semplicemente, a non avere nulla a che fare con le donne, forse conscio del fatto che su questo campo mai potrà competere col fratello. Negli anni le vite dei due si intrecciano e poi divergono, sempre “per colpa” dell’opprimente fascino che l’estetica di Miguel emana.
La narrazione di Cuomo, dettagliatissima e mai noiosa (difetto secondo me peculiare di molti scrittori del realismo magico), porta il lettore a viaggiare tra le strade di Merida, nelle stanze della casa dei Moya, nella vecchia Ford rossa di nonno Hermenegildo, con una leggerezza che impedisce di staccare gli occhi dalle pagine, portandoti a pensare “no, voglio vedere come va a finire” ogni volta che il sonno ti impedirebbe di andare avanti. Cuomo ti fa “vedere” Merida, ti porta a odiare fisicamente Belisario Lopez, ti invita a gustare i tipici piatti yucatechi, a ballare insieme a nonno Hermenegildo il Jarabe Tapatìo, magari in compagnia della bellissima Rosita Romero.
Uno dei passaggi secondo me più belli di questo libro vede i due fratelli a contatto col sentimento per antonomasia:

“È questo l’amore?” chiede una sera Miguel a Santiago.
“Questo cosa?” risponde Santiago.
“Come avere sempre lo stomaco vuoto” dice Miguel.
“È fame” replica Santiago. “L’amore non esiste”.
“Allora forse l’amore è avere fame”.

E di citazioni se ne potrebbero fare a decine, vista la minuziosa dovizia con cui sono curati i dialoghi. Ma non c’è bisogno di citare oltre, c’è solo da far capire al lettore, e qui spero di essere abbastanza bravo, che Bellissimo è uno di quei libri che vanno oltre le classificazioni semplicistiche, perché leggendolo si capisce quanto lavoro ci sia dietro la sua stesura, quanto sentimento lo scrittore ci abbia riversato, quanto tempo sia stato speso alla ricerca di quella perfezione narrativa che, lasciatemelo dire, è stato trovata al cento per cento. Dai tempi dell’esordio col bello ma acerbo Malcom, passando per la meravigliosa epopea del nord est di Piccola osteria senza parole, Cuomo ha finalmente trovato la sua via, è arrivato a capire che sì, lui è un grande scrittore, e di grandi storie deve parlare.
Che dire, leggete Bellissimo, fatelo leggere anche a chi, come me, mai se ne sarebbe interessato.
Perché ho proprio l’idea che questo sia uno di quei libri dei quali sentiremo molto parlare nei mesi a venire.

Fin qui la recensione seria. Ora è giunto il momento di metterci il tocco del LettoreDisoccupato, sennò faccio la fine di quei noiosi e spocchiosissimi recensori che parlano bene solo dei libri che sono già di successo o di quelli dal cui editore sono pagati (ops…).

Io Bellissimo l’ho ricevuto dalla mani di mia suocera qui in Costa Rica. E la prima foto che gli ho fatto (al libro, non alla suocera) l’ho fatta sull’amaca.
Embè?, direte voi.
Embè sappiate che l’amaca c’entra eccome con Bellissimo, anche se al momento dello scatto non potevo ancora saperlo.
Poi me lo sono portato in giro praticamente dovunque, e quello che vedrete di seguito non è altro che il resoconto di un viaggio, del mio viaggio insieme a un libro che parla di migliaia di viaggi, di fughe e ricongiungimenti, di America e sogni, di donne e sofferenza. E che pretende di essere letto per quello che è: semplicemente un Capolavoro.
(Ndb: per questa recensione ne’ lo scrittore ne’ l’editore hanno sganciato un centesimo che fosse uno. Purtroppo…).
Esta es la Historia de mi viaje con Bellissimo. Desfruten.IMG_20170422_162344_535

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Gio, un lettore molto soddisfatto.

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Un commento

  1. concetta greco · · Rispondi

    Dopo una siffatta recensione, ho letto il libro immediatamente e mi sono ritrovata in Messico.
    Ho amato il rapporto “speciale” che lega i due fratelli e l’amore preoccupato della loro madre.
    I sentimenti si toccano con mano.Ho, anch’io, fatto un bel viaggio.

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