Quell’insana, meravigliosa voglia di rileggere.

Sono un lettore seriale, e non so se questa sia una bella cosa.
Il lettore seriale medio è uno che:
ci mette giorni a scegliere il prossimo libro da leggere, non è mai soddisfatto dei sessantadue volumi appena acquistati, passa e ripassa la quarta di copertina come un ipocondriaco farebbe col bugiardino di un antibiotico, infama lo scrittore famoso perché troppo commerciale e lo scrittore di nicchia perché si tira il viaggio, passeggia per ore davanti alla libreria in cerca di quel libro lì, proprio quello che non trova, non legge mai le recensioni perché “tanto i critici sono pagati dalle case editrici”…
In definitiva possiamo affermare che il lettore seriale c’ha un sacco di problemi, e su questo siamo tutti d’accordo.
Il mio problema, oltre ad alcuni di cui sopra, è che spesso mi sento insoddisfatto dai libri che leggo, faccio fatica a provare le emozioni provate in passato.
Per fortuna, a differenza di alcuni amori che passano e non tornano più, coi libri ti basta riprenderli in mano e ricominciare dall’inizio, sperando che di colpo ti torni la voglia di fare l’alba sfogliando le pagine in cerca di quel particolare che la volta precedente ti era sfuggito, o magari saltando direttamente al momento in cui il protagonista fa quella cosa che tanto ti ha colpito. (lo so, quando si parla di riletture divento esageratamente smielato, un filino prosaico e logorroico come un vecchio di novantasei anni nella sala d’attesa del medico di famiglia.)
Vabbè, mi asciugo la lacrimuccia e presento a voi, pochi e fortunatissimi eletti, la mia personalissima biblioteca del riuso, cioè la lista dei libri che ho letto, riletto, straletto e quasi imparato a memoria.

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Le nove perle che potete ammirare qua sopra non sono state sistemate in ordine d’importanza, sono messe a caso una sopra l’altra, con l’unica intenzione di rendere materiali le parole con cui vi ho ammorbato nei minuti precedenti a questo.
Eccoli qua, i miei maestri, alcuni dei libri che più di altri hanno significato e continuano a significare tanto, alcuni dei motivi per cui la mia malattia non ha una cura (fortunatamente), alcune storie belle, ognuna a modo suo.

John Kennedy Toole rappresenta il classico acquisto d’impulso, un titolo di grosso impatto che mi avrebbe potuto trarre in inganno portandomi a scoprire una ciofeca che, per fortuna, ciofeca non era e non è.
Douglas Adams è una scommessa persa, quando volevo dimostrare a un amico invasato con la Sci-fi che a me Asimov e compagnia cantante facevano schifo, dal primo all’ultimo.
Edward Bunker l’ho adorato prima ancora di leggerlo, perché era Mr. Blue, e perché la violenza scritta (specie se gratuita e reiterata), mi ha sempre attirato come la merda fa con una mosca.
Stefano Benni mi ha insegnato a ridere con Bar Sport, poi, con Baol mi ha spiegato che il mondo in cui viviamo fa tanto schifo quanto è divertente, ma che la magia non ci salverà, così come le risate.
Pier Vittorio Tondelli mi ha aperto gli occhi quando pensavo che perverso fosse sinomino di malato, quando invece spesso significava solo umano.
Italo Calvino col suo Marcovaldo mi ha insegnato, letteralmente, a uscire dal mio guscio fatto di storie preconfezionate e personaggi speciali a ogni costo.
Chuck Palahniuk mi ha fatto perdere il sonno, raccontandomi malattie mentali e assurdi modi di vivere troppo lontani dal mio, talmente lontani che sembravano potessero raggiungermi.
Daniel Pennac è stato il mio maestro buono, quello che ha cercato di indorare una pillola incredibilmente difficile da mandare giù, che mi ha fatto capire che non c’è gusto a essere brave persone.
Joe R. Lansdale mi semplicemente tenuto sveglio, per settimane intere, con storie che possono anche essere tutte uguali, è vero, ma che, una volta iniziate, proprio non ce la fai a spegnere la luce e aspettare l’indomani sera.

Queste sono nove delle persone che hanno scritto libri degni delle mie riletture, autori ai quali mi affido ogni volta che ho bisogno di sentirmi bene (o male). A loro dovrei affiancare Sedaris, Izzo, Orwell e alcuni degli italiani emergenti che tanto mi hanno preso, ma poi questo post non finirebbe più, e risulterebbe ancora più banale di quanto già non sia.
Invece voglio sorprendervi con l’ultimo arrivato nel mio mondo delle letture plurime, lui.img_20161025_153354373.jpg

John Niven ha riassunto con parole che avrei voluto scrivere io uno dei concetti che tutti i cristiani del mondo dovrebbero capire: se il vostro Dio esiste, state tranquilli che gli state quasi tutti sul cazzo! E per questo, oltre al fatto che scrive da Dio (appunto), si è meritato un posticino nella ristretta cerchia dei miei eroi.

Nove amori conclamati e una new entry, dunque.
E la cosa potrebbe finire qua, se non fosse che ho lasciato per ultimo quello che considero, in assoluto, il MIO libro, quello che ho letto dieci e più volte, quello che significa tutte le cose che ho spiegato quassù e mille altre, quello in cui mi rifugio quando voglio ritrovare i miei vecchi amici.img_20161025_153655827_hdr.jpg
Sotto il culo della rana l’ho letto in un momento molto particolare della mia vita, uno di quei momenti in cui dovresti fare tutt’altro che prendere in mano un libro. Non so se stiamo parlando di un capolavoro della letteratura contemporanea, e, vi dirò, di scoprirlo non ne ho la minima intenzione. Quello che so di sicuro è che Tibor Fischer mi ha raccontato, nel momento in cui ho preso in mano il suo libro, la storia che avevo voglia di sentire, e lo ha fatto in un modo così convincente che non ho mai smesso di ascoltarla.
Credo che poco importi se siamo di fronte a un’opera memorabile, perché qua si parla di sensazioni forti, quelle che solo un lettore seriale riesce a provare, quelle che solo un malato di libri come me può comprendere.
Sono malato come voi, e spero tanto che nessuno trovi mai la cura che mi guarisca dalla mia dipendenza, sennò mi toccherebbe buttarmi sul decoupage, e poi sai il degrado che assumerebbe questo blog?

Gio, il cretino seriale.

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2 commenti

  1. greco concetta · · Rispondi

    molto bella l’analisi dei tuoi libri preferiti, appassionata e viscerale.
    Io ne ho letti solo due:Calvino e Pennac.Li ho adorati entrambi.

  2. Io non amo rileggere, però ci sono due libri che rileggo di tanto in tanto e ogni volta che lo faccio provo forti emozioni e trovo nuovi spunti di riflessione e sono: Lo straniero di Albert Camus e Il piccolo principe

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