Del cazzo che ce ne frega di Elena Ferrante

Non leggo la Ferrante, credo di non averlo mai fatto perché, come ai tempi di Dan Brown e J.K. Rowling, sono profondamente disincentivato a comprare il libro di una autore che viene molto, troppo pubblicizzato prima ancora che l’opera stessa venga alla luce. Men che meno lo farò adesso, vista l’enorme esposizione mediatica alla quale è stata sottoposta questa donna che ha l’enorme colpa di avere avuto la tutt’altro che innovativa intuizione di volersi nascondere dietro uno pseudonimo. Sono un presuntuoso del cazzo, lo so, finisce che faccio la figura del buffone, ma sono fatto così, se urli troppo io non ti ascolto. Probabilmente mi perdo l’occasione di fare delle letture piacevoli, ma grazie al cielo il mondo è pieno di libri, e qualcosa di decente da sfogliare la trovo sempre.
Ma non è di questo che voglio parlare oggi.
Oggi voglio parlare di lui, il povero Claudio Gatti.claudio-gatti-158371

Claudio Gatti ci ha rivelato quella che, a quanto pare, è una delle più importanti verità degli ultimi anni: la reale identità di Elena Ferrante (qui potete leggere la sua intervista a Illibraio.it).
Claudio Gatti ha voluto fare luce su uno dei più grandi misteri dell’era contemporanea anche perchè negli Stati Uniti, paese in cui vive da qualche anno, pare che uno spropositato numero di persone non facesse altro che annoiarlo a morte porgendogli sempre la stessa domanda: chi è davvero Elena Ferrante?
Claudio Gatti ci ha tenuto a precisare di averlo fatto perché, a suo dire, la Ferrante stessa, brutta e cattiva, aveva fornito ai suoi lettori una serie di false notizie sulla propria vita nel saggio biografico intitolato La Frantumaglia (Edizioni E/O, 2003). In pratica l’autrice avrebbe raccontato una marea di cazzate riguardo alla sua storia familiare e ne avrebbe tratto un enorme beneficio finanziario spacciando il suddetto libro per un’autobiografia.
Claudio Gatti, sempre lui, ha utilizzato il metodo “follow the money” (un’approfondita indagine sui flussi finanziari che vengono spostati da un conto corrente all’altro, per farla semplice) per riuscire a scoprire notizie sempre più dettagliate sul personaggio più controverso e misterioso della storia dell’umanità dai tempi di Gesù, fino ad arrivare alla fantomatica rivelazione.
Gatti si lamenta del fatto che tutto il mondo si sia indignato per la sua inchiesta, ma che nessuno gli abbia mai detto “bravo” o “stronzo”, come si fa alle elementari, quando, grazie allo stesso metodo investigativo usato per questo caso, ha rivelato al mondo nomi e fatti relativi al traffico di esseri umani che intercorre tra Africa ed Europa.
Parlando terra terra, il povero Gatti se l’è presa a morte col mondo che lo infama per la Ferrante, ma che non lo caga quando parla di cose molto, ma molto più importanti.
Ora, dando per assodato che questo giornalista del Sole 24ore abbia davvero tanto tempo a disposizione per condurre inchieste di un’enorme importanza come quella che ha dato un vero nome a uno degli autori più letti degi ultimi anni, al sottoscritto sorge un enorme dubbio: e mo’ che ci hai detto tutto questo, a me, cosa cazzo me ne può fregare?
Mi risponderete che solo per il fatto di stare davanti al computer in questo momento, qualcosa dentro me la deve avere smossa, tutta sta situazione.
Può essere. Ma può anche essere che leggendo le vagonate di articoli e opinioni personali postati in rete mi sia venuto il dubbio che il signor Gatti Claudio abbia fatto tutto sto casino col preciso intento di fare unicamente il proprio lavoro, cioè quello di far vendere più copie del giornale per cui lavora.
E allora mi viene da dirgli solo una cosa, e gliela dico sotto forma di lettera.

Caro Claudio, sei stato un eccellente giornalista dei giorni nostri, forse non te ne rendi conto, ma sei riuscito a smuovere le coscienze di milioni di persone a cui non gliene frega un cazzo degli schiavi venduti in Ciad, ma che se gli tocchi Elena Ferrante sono disposti a denunciarti e (pare) addirittura minacciarti di fantomatiche ritorsioni. Nell’inconscia speranza di fare solo il tuo lavoro, hai avuto il merito di capire che il lettore medio, ormai, se ne fotte dei problemi reali, ma si imbestialisce all’ennesima potenza se gli tocchi la scrittrice preferita. Permettimi di darti solo un consiglio, però. Se hai intenzione di rimanere al Sole 24ore, torna a fare le tue inchieste serie sulla Cia e sui morti in Nigeria e rassegnati a non venire cagato dalla stragrande maggioranza degli italiani. Se vuoi davvero fare il tuo bel lavoro, tornatene nel tuo pseudo anonimato e, alla domanda dell’americano di turno, rispondigli così.1bqpoo Ma se decidi di giocare al gioco preferito dagli italiani, il tiro al piccione, preparati a diventare molto ricco e tremendamente odiato. E dimenticavo, comprati un vestito buono, che la D’Urso ti avrà già mandato l’invito.

E adesso possiamo tornare a parlare di libri, per Dio?

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Un commento

  1. greco concetta · · Rispondi

    anch’io direi di tornare a leggere libri,

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