Se lo dice lei…

Capita che si viaggi.
Capita che si decida di portarsi dietro dei libri.
Capita spesso, nel mio caso, che i libri che ti sei portato dietro non bastino a coprire la durata della vacanza.
Capita, quindi, che si rimanga in braghe di tela e che, specie se sei in un paese lontano, non ci sia modo di comprare un nuovo libro.
Capita anche, per fortuna, che si viaggi in compagnia, e che la compagna di viaggio sia anche lei una ferventissima lettrice che è incappata nel tuo stesso problema.
Capita quindi che basti (o basterebbe) scambiarsi le letture e il gioco sarebbe fatto.
Se non fosse che io leggo roba che a lei rarissamente piace…
E che lei legge roba che a me ancora più rarissimamente piace…
La mia amata consorte, nel caso in questione (caso riguardante uno stupendo viaggio del quale vi metterò a parte nel prossimo, lunghissimo post) è riuscita a scavalcare l’ostacolo acquistando un libro usato in un negozio di abbigliamento, anch’esso usato..
Sì, ho detto di abbigliamento.wpid-img_20150907_141125.jpg
Io, invece, ho messo in campo tutto il mio coraggio e, sfidando i (miei) pregiudizi a proposito delle donne scrittrici (Simonetta Agnello Hornby in particolare), ho iniziato a leggere quello che, a detta di mia moglie che lo aveva appena divorato, risultava essere un libro molto avvincente che avrebbe potuto sorprendermi e addirittura piacermi.
Questo qua.
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La cronaca della mia lettura, in poche, concise righe, è la seguente:
Inizio disastroso.
Svolgimento discreto.
Finale buono, quasi ottimo.
La Hornby si discosta poco da quello che è il mio pregiudizio riguardo allo stile bulimicamente descrittivo di un considerevole numero di donne scrittrici. Troppi aggettivi, troppe digressioni, troppi flashback.
Nel contempo, però, elabora una trama niente male, mettendo insieme i pezzi della storia di una famiglia disgregata, delle sue radici, degli scandali vissuti ma mai venuti a galla e di un intrigo economico che si incastra a dovere con la narrazione dei singoli protagonisti.
Il finale è bello, movimentato e romantico, ma non banalmente smielato, lo ammetto.
Ecco, la recensione stretta è questa qua.
Io questo libro non lo consiglierei a chi, come il sottoscritto ama una scrittura veloce, con pochi fronzoli e senza cambi di stile.
Lo consiglierei a chi invece, come il sottoscritto, rischia troppo spesso di sfociare nel razzismo letterario, rifiutando a priori di prendere in mano un libro scritto da una donna, solo perché pensa che scrivano tutte come Susanna Tamaro o Margaret Mazzantini (ho i brividi solo a scriverli, sti nomi…).
Troppo spesso mi dimentico che due dei libri più belli che io abbai mai letto sono stati scritti da Agota Kristof e Harper Lee.
Troppo spesso mi dimentico che c’è un buon 10% di donne davvero abili nella narrazione, donne capaci di tenerti aggrappato alle pagine dalla numero uno alla quarta di copertina, donne come Annamaria Vargiù, per intenderci.
E tante, troppe, troppissime volte mi dimentico di quella che è l’unica, incontrovertibile verità sulla quale si reggono il mio e miliardi di altri matrimoni.
LEI HA SEMPRE RAGIONE (non ci sono cazzi…)
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L’innamorato Gio.

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7 commenti

  1. greco concetta · · Rispondi

    Tua moglie ha sempre ragione!!!!!!!! La Hornby è davvero un’ottima scrittrice e ti consiglierei di leggere anche gli altri suoi libri. A proposito, la bella brunetta della foto è tua moglie????

    1. Sì è mia moglie. E per fortuna non ha preso da sua madre!

  2. anche io molti pregiudizi su Simonetta Agnello Hornby, finché mi sono lasciata convincere, finché poi di suoi libri ne ho letti 3 di fila. e continuerò.

    1. Io ho letto anche “La Mennulara”, e mi è piaciuta ZERO!

      1. oh nooo! a me è piaciuto a livello che poi ho letto altri tre suoi libri.. 🙂

  3. Anch’io come te ho letto La Mennulara e non mi ha entusiasmato, non l’ho trovato però neanche schifoso come Splendore della Mazzantini o Palazzo Sogliano( che non ho avuto il coraggio di finire naturalmente) della Modignani. Di donne grandi scrittrici comunque ce ne sono tante,e non sto qui a fare tutti i nomi, ma penso che anche in questo campo vige un maschilismo atroce, anche qui per una donna brava e non giovane e bella o con santi in Paradiso è quasi impossibile pubblicare. Ti ringrazio per l’apprezzamento che mi rende orgogliosa perchè conosco bene quanto tu sia sincero e spietato nei giudizi.

    1. Mi rendo conto di risultare un pochetto sessista, riguardo all’argomento in questione, e mi riprometto di superare in futuro questo mio “blocco pregiudiziale”.
      Giurin giuretto!!!

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