Oggi mi faccio la marchetta da solo.

Lo so, è una vita che non scrivo, ma sono successe un paio di cose che mi hanno tenuto un po’ occupato (ho trovato un lavoro, per esempio…), quindi mi sono dedicato a tutt’altro.
Ma non aspettatevi che adesso cerchi di farmi perdonare con un chilometrico post che parla di libri o robe del genere.
No, l’unica cosa che ho voglia di fare è:
PUBBLICARE UN MIO RACCONTO SU QUESTO BLOG.
Perché sono anche uno scrittore, quindi, per una volta, mi smarchetto da solo.
Il racconto che segue, potrete trovarlo anche sul mio blog parallelo, http://scritturedisoccupate.wordpress.com, quindi non avete speranze, vi tocca leggerlo a tutti i costi.
E apprezzarlo, ovviamente!
Ci sentiamo presto, spero…
Gio.

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E SE…

23 milioni di persone.
46 milioni di occhi.
Tutti immobili davanti alla tv.

La trance mediatica contagia trasversalmente tutto lo stivale.
Neanche per gli ultimi, tremendi terremoti c’è stato un coinvolgimento emotivo così grande.
Il funerale di papa Wojtyla, in confronto, ha avuto la stessa attenzione di uno Spal-Cremonese di coppa Italia.
In un solo giorno nel Belpaese è stata venduta una quantità di patatine, pop corn, snack, cocacola e birra che ha dell’impressionante, roba, al confronto, la finale del Superbowl sembra un tranquillo pomeriggio di metà settimana.
Le strade sono deserte, in questo martedì di fine giugno.
Crunch, burp e tattarataaaa! sono la colonna sonora di questa tiepida serata.
Da stamattina siamo tutti incollati davanti a quello che Renzo Arbore definiva “il nuovo focolare”, tutte le trasmissioni andate in onda dall’alba in avanti hanno avuto un unico argomento da trattare, e uno share che mai più riusciranno a replicare.
Le due settimane precedenti la fatidica data X hanno visto un incredibile decremento di tutti i tipi di reato, dagli omicidi agli stupri, dalla ricettazione al parcheggio in doppia fila.
Solo l’abuso d’ufficio e la corruzione non hanno subito sostanziali variazioni, vai a capire perché…
Il governo, per bocca del suo contestatissimo presidente in crisi di consensi, si è affrettato a prendersi tutto il merito per il suddetto brusco calo della criminalità. I soliti gufi, malfidati e criptocomunisti, hanno fatto notare al suddetto contestatissimo presidente in crisi di consensi che, se tutti gli italiani se ne stanno tappati in casa a guardare la tv, non c’è materialmente nessuno in giro che possa rapinare, stuprare, ammazzare e borseggiare. E che questa situazione cesserà il giorno successivo alla suddetta e fatidica data X.
Già, la data X.

Oggi, dopo sette mesi lassù, nelle profondità siderali a fare capriole in assenza di gravità e importantissimi studi scientifici non ben identificati, oggi la gloriosa Samantha Cristoforetti, ormai unanimemente conosciuta come Astrosamantha, torna sul pianeta Terra.
E non c’è Amici che tenga, non c’è Ballando sotto le stelle che possa competere con L’EVENTO.
Oggi aspettiamo solo lei, non ci sono cazzi.
Il puntino bianco ripreso dalle telecamere di tutti i network nazionali, piano piano, diventa sempre più grande.
Eccola lì, la capsula nella sua interezza.
Tutta l’Italia segue la sua inarrestabile discesa, sgranocchiando, sorseggiando, bofonchiando parole a mezza bocca.
In ascetica e devota attesa che si compia L’EVENTO.

(nel frattempo, in casa mia)
Mentre siamo tutti lì, col fiato sospeso, mio padre, 78 anni e una prostata indifferente alla storicità del momento che tutta l’Italia sta vivendo, si alza dalla sua poltrona di pelle e, correndo verso il bagno, urla soddisfatto “meno male che ho messo la televisione dentro al cesso, sennò co’ sta cazzo di prostata, me la sognavo la Cristoforetti!”
(ma torniamo a noi)

La sagoma trapezioidale dell’ultima elemento della Soyuz 2321 si avvicina rapidamente alla superficie dell’Oceano Indiano.
Per un po’ sparisce dietro a un banco di cumulonembi.
(tutta l’Italia trattiene il respiro)
Ma eccola riapparire, con il rassicurante logo dell’ESA in primo piano e la bandiera russa un po’ più defilata in alto, sulla destra.
(tutta l’Italia espira, e il tasso di anidride carbonica presente nell’aria, per qualche secondo si alza dello 0,8%)
Il primo paracadute, sornione, si apre così, senza che nessuno se lo aspetti, senza un blocco pubblicitario a precederlo, senza l’annuncio di un presentatore.
Il consulente aerospaziale di Rete4 dice che è troppo presto.
L’astronauta russo seduto negli studi di Sky dice che è troppo piccolo.
Il ministro dei trasporti italiano, ospite del Tg1, dice che, secondo fonti attendibili, sembra che il paracadute sia stato progettato da una piccola azienda italiana del nordest, quindi è sicuro che farà bene il suo lavoro, perché quando gli italiani si impegnano e profondono tutto il loro know how in un’impresa così importante, non fanno mai brutte figure.

(nel frattempo, sempre in casa mia)
Mio padre, dal suo trono ceramico esclama: “E quel francobollo arancione me lo chiamate paracadute? Le mutande di mio nipote di due anni sono più grandi! Nouau un cazzo!”

Tempo tre secondi e il tanto decantato paracadute, troppo precoce, troppo piccolo, troppo inaspettato e orgogliosamente tricolore, si disintegra.
Letteralmente.
(tutta l’italia ha una stretta al cuore)

(nel frattempo, il bagno di casa mia è diventato la curva di uno stadio)
“Menagramo che non sei altro, tappati quella fogna che porti solo sfiga, tu e il tuo cazzo di paracadute giocattolo”, urla mio padre.

Il ministro fiero del know how del nordest produttivo ha un piccolo collasso, mancamento del quale non si hanno testimonianze video, grazie alla solerzia del regista che, resosi conto dell’incredibile figura di merda fatta dall’illustre esponente del governo, ha subitaneamente dirottato la telecamera sull’enorme décolleté della soubrettona nazionale, che nel frattempo sta tirando un enorme sospiro di sollievo, ora che si è aperto un molto più grande e rassicurante secondo paracadute.
(quasi tutte le coronarie nazionali si decontraggono, eccezion fatta per quelle del signor Scafuri, pensionato 82enne della provincia di Campobasso, che non ha retto all’emozione e ci ha lasciati proprio nel momento più importante della storia mediatica italiana.
Pace all’anima sua, ma durante la pubblicità).
La piccola capsula ora ha rallentato di molto la velocità di discesa e, grazie al secondo paracadute (segretamente progettato e costruito in Norvegia, dove le cose le fanno in silenzio e molto meglio che nel nordest produttivo) fluttua nell’atmosfera sovrastante l’oceano Indiano, a sud est della grande penisola omonima.
La quasi totalità della popolazione italiana adesso inspira ed espira seguendo il movimento oscillatorio della Soyuz 2321.
Destra: inspira.
Sinistra: espira.
Destra: inspira.
Sinistra: espira.
I volti sono più sereni, la completa disintegrazione dell’italico paracadute viene ormai descritta come “piccolo incidente di percorso” dagli anchorman delle nove reti nazionali collegate in diretta con l’oceano Indiano da più di 14 ore consecutive.
Tutti aspettano solo lei, Astrosamantha.
Tutta l’attesa è rivolta al momento in cui, dall’apice della capsula ammarata nel movimentato mare, spunterà la rassicurante capigliatura di quella che già in tanti vedrebbero bene come prossimo presidente del consiglio, premio Nobel per la pace, ambasciatrice di questo e di quello, testimonial di campagne sociali e portavoce del più e del meno.
Siamo ormai a poco più di un chilometro dal momento tanto agognato.
Le nove reti, che per l’occasione hanno siglato un patto di non belligeranza commerciale, mandano contemporaneamente la pubblicità.
Gli spot, tutti uguali e tutti nella stessa sequenza, raccontano storie di uomini bellissimi che si radono col nuovo Gillette astro.
Di donne stupende che vanno a prendere i bambini all’uscita della scuola a bordo di una fiammante Fiat Interstellar.
Di nonni che si spostano da un piano all’altro comodamente seduti sulla nuovissima sedia montascale Starnova.
La pubblicità del Kinder Astrociock viene inaspettatamente interrotta proprio nel momento in cui un novenne ariano sta per addentare la croccante cialda ricoperta di cacao tempestato da stelline di cioccolato bianco.
La voce di Enrico Mentana è spezzata da quello che si può tranquillamente definire come il più grosso rospo in gola della storia dell’umanità.
Le telecamere indugiano su quella che una volta era la rassicurante sagoma della Soyuz 2321, e che ora è ridotta a un ammasso di ferraglia fumante che si dirige a velocità speditissima verso l’agitato oceano Indiano.
Lo splash che ne segue è la perfetta metafora di quello che sta contemporaneamente succedendo nei cuori di 24 milioni di italiani.
48 milioni di occhi assistono all’avvenimento che nessuno avrebbe mai potuto immaginare, neanche nel peggiore degli scenari possibili. I tre secondi che seguono il più violento ammaraggio della storia delle spedizione spaziali, vedono lo scheletro della capsula russa fagocitato dalle scure acque del sempre più agitato oceano Indiano e, con un ultimo spruzzo, sparire negli abissi, seguito dagli impietriti sguardi di quelli che nel frattempo sono diventati più di 40 milioni di spettatori.
Nel giro di pochi minuti viene riproposta in tutto il mondo la sequenza video in cui si nota chiaramente il missile terra-aria grigio che colpisce la capsula spaziale all’altezza del logo dell’ESA.
Poi l’esplosione, il paracadute che va in fumo in pochi secondi e di nuovo, imperterrito, il brusco ammaraggio e il subitaneo affondamento, gli spruzzi d’acqua e il clamoroso nulla che ne segue.

(nel frattempo, in casa mia)
Mio padre è immobile, la bocca spalancata non emette che un flebile gemito, l’indice della mano destra punta il desolato Oceano Indiano ripreso dalle telecamere di mezzo mondo, le braghe sono ancora calate a mezza gamba, e così rimarranno fino all’ingresso degli infermieri del 118.
Mentre viene caricato nell’ambulanza, il mio vecchio tira a sè uno dei lettighieri e, con un refolo di voce gli sussurra: “L’avevo detto che portava sfiga, quello…”.

Addio AstroSamantha, tu che eri il vanto della nostra povera e disillusa nazione, ora giaci nelle oscure profondità di un mare che non ti restituirà mai alla tua cara Italia.
Ora sei solo l’oggetto di una contesa internazionale degna di un intrigo da film.
Cinque stati e sette gruppi terroristici verranno accusati, a vario titolo, di essere stati complici ed esecutori di questa incredibile strage, ma la verità, così come le tue spoglie mortali, non verrà mai a galla.
Un enorme movimento spontaneo di protesta è nato su tutti i social media, l’Italia, unanime e trasversale, si indigna e chiede giustizia per l’eroina nazional popolare, nulla di quello che c’è stato prima ha più importanza dell’omicidio di Samanta Cristoforetti. (Ormai i Marò ci possono pure marcire i quella prigione, a noi interessa solo la tua storia, vogliamo solo sapere qual è il volto che si nasconde dietro al tuo ignobile e spettacolarissimo assassinio.)
Da tre giorni non si parla che di te, di quello che sei stata e di quello che non sarai, della medaglia d’oro al valore militare e civile che ti è stata assegnata, della procedura di canonizzazione immediatamente istituita dal Pontefice, della fiction sulla tua vita che è già in preproduzione e della dura lotta che sta conducendo il nostro premier, in prima persona, per raggiungere una verità che è dovuta a te, alla tua memoria e all’Italia intera.
Tra tre giorni sarai leggenda.
Tra tre mesi sarai storia.
Tra tre anni sarai solo una storia come tante…

Nota a dell’autore: non conosco nessun particolare della missione della Cristoforetti, questo è un racconto di pura fantasia, scritto come esercitazione per un corso al quale sto partecipando. Che si tratti di pura fantasia lo testimoniano tre fatti: mio padre non ha 78 anni, non ha una tv nel cesso e, per quanto ne so, la sua prostata gode di discreta salute. In questo istante Astrosamantha è viva, vegeta e ancora orbitante intorno alla Terra. Le auguro di tornare a casa tutta intera, di godersi il suo meritato successo, di partecipare a tante trasmissioni televisive e di non dover mai incontrare di persona il ministro dei Trasporti, chiunque egli o ella sia!

Gio.

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2 commenti

  1. greco concetta · · Rispondi

    Viva Samanta!!!!!! e bravo Giorgio!!

    1. Brava Samantha e viva Giorgio!

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