L’intervista. Red Ronnie: Twitter, i fumetti e lo zucchero.

Con Red Ronnie non c’è bisogno di ndr, parentesi o robe simili, con lui è come parlare con un’enciclopedia, se gli fai una domanda riguardo a un libro, un film o un disco, lui ti dà il titolo, l’autore, la data di pubblicazione e, se è in buona, ti dice pure dov’era il giorno in cui lo ha acquistato!
Per questo motivo non c’è stato bisogno di fargli chissà quante domande, perché sapevo, guardando un po’ di suoi interventi in tv, e rileggendomi un po’ di sue interviste, che una volta che gli dai l’imbeccata, lui magari parte col freno tirato per una ventina di secondi, ma poi lo molla, il freno, diventa un fiume in piena e riesci a fermarlo solo se gli spari o se, più plausibilmente, gli squilla il telefono.
A concludere la nostra intervista ci ha pensato Jimi Hendrix, o meglio, il secondo telefono di Red che si è messo a suonare Crosstown traffic proprio mentre gli porgevo l’ultima domanda…

L’intervista la concordiamo tramite un considerevole quantitativo di mail, io lo cerco con una certa costanza, diciamo che a un certo punto arrivo a sfiorare quello che qualsiasi persona sana di mente potrebbe definire stalking. Ma per fortuna Red è una persona molto disponibile, e, nonostante abbia tanto da fare, acconsente a fare quattro chiacchiere con me e mi manda una mail senza oggetto, il cui unico testo è rappresentato dal suo numero di cellulare.
Io, gasato e un po’ troppo sicuro di me, torno in “modalità stalker” e provo a chiedergli di vederci di persona, chè a quattr’occhi si parla meglio… Ma di lì a pochi giorni parte la nuova stagione del Roxy Bar e lui è super impegnato, perciò torniamo al programma iniziale e stabiliamo un appuntamento telefonico.
Dopo un paio di rinvii causati dal protrarsi delle sue riunioni di redazione, iniziamo a parlare per una buona mezz’ora (e io mi affido ai miei potentissimi mezzi tecnologici per registrare il tutto…).
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Come avrai notato, su questo blog si parla molto di libri, ma più in generale, di tutto ciò che è scritto, dai giornali ai siti di informazione, dai blog a tutti i social network. Cosa leggi per informarti?
Quasi unicamente Twitter, in rete le notizie arrivano in tempo reale e, per chi come me ha a che fare con internet 24 ore al giorno, il modo migliore per informarsi rimane questo. Ti faccio un esempio, quando c’è stato il terremoto, era notte fonda, dopo 10 minuti c’erano già centinaia di tweet che giravano, mentre in tv hanno cominciato a parlarne tre/quattro ore dopo. Quando ci ha lasciati Pino Daniele è stato uguale, alle due di notte è uscita la notizia e i primi mezzi di informazione tradizionali hanno cominciato a lanciarla non prima delle cinque e mezza. Quando i fatti accadono di notte, non c’è verso di venirne a conoscenza prima del mattino, specie se succedono all’estero, quindi Twitter è lo strumento fondamentale per tenersi aggiornati in tempo reale.
Niente giornali?
Poca roba, ogni tanto li leggo, ma fondamentalmente non danno le notizie che mi interessano. I giornali italiani parlano quasi unicamente di politica, e a me di politica non me ne frega più niente da un bel po’ di tempo. Grazie agli amici che ho su Twitter, gente che ha i miei stessi interessi, posso informarmi sulle cose concrete. Quindi dei giornali non ne ho bisogno.
Da sempre promuovi artisti emergenti, prima in radio, poi in tv e ora sulla piattaforma digitale Roxybar.tv, ma quello che fate tu e pochi altri per la musica, non viene praticamente imitato da nessuno in campo letterario. Come mai, secondo te?
Ogni tanto promuovo libri e scrittori anche io, non lo faccio spesso perchè il mio ambito è prevalentemente la musica, ma quando posso lo faccio con molto piacere. La promozione della letteratura in tv o sugli altri mezzi di comunicazione, penso che viaggi sugli stessi canali, o per lo meno, con gli stessi criteri commerciali che contraddistinguono la promozione musicale: si pubblicizza quello che fa notizia, quello che è d’impatto, che ha un’immagine forte, a discapito dei contenuti.
Per quello che riguarda l’argomento che mi sta più a cuore, i libri, quanti riesci a leggerne durante l’anno?
Davvero pochi, purtroppo. Il pochissimo tempo libero che ho, lo passo organizzando la mia tv, parlando con gli sponsor, stando ore al telefono. Riesco a leggere solo quando devo farlo per lavoro, quando magari invito uno scrittore, o nell’unico mese in cui stacco da tutto, in estate, passata la fase di rincoglionimento post lavorativo . I libri mi piacciono molto, ne ho tantissimi, continuo a comprarne, ho la biografia di Keith Richards che mi aspetta da non so più quanto tempo e chissà quando riuscirò ad aprirla.
L’ultimo libro che hai letto?
Il libro delle anime, di Glenn Cooper (Editrice Nord), il secondo della trilogia della Biblioteca dei morti, molto bello. In passato mi sono appassionato tantissimo ai gialli comici di Donald Westlake, mi piacevano molto quelli che scriveva sotto lo pseudonimo di Richard Stark, sulla saga di Parker, il criminale indipendente. Poi ci sono i classici che mi hanno appassionato molto, tutti dovrebbero leggere libri che diamo per scontati, ma che alla fine pochi abbiamo davvero letto.
Esempio?
I tre moschettieri, l’ho riletto di recente e mi ha appassionato come la prima volta.
Fumetti (domanda subdola, conosco già la risposta!)?
Sono in assoluto la mia passione, ne ho letti migliaia. Secondo me sono una forma d’arte incredibile, quelli migliori sono la sintesi perfetta tra testo e disegno. Tra i più belli in assoluto ci sono I viaggi nello spazio profondo, di Bonvi e Guccini, hanno anticipato Star Wars, anche come concetto.
Poi c’è La rivolta dei racchi, di Buzzelli, una storia incredibile, poi la serie de Lo sconosciuto e L’uomo che uccise Che Guevara, entrambi di Magnus, Maus di Spiegelman. E potrei andare avanti per ore… Poi da ragazzino leggevo, e leggo ancora, Tex Willer.
Hai i primi numeri originali?
Li avevo, ma li ho venduti, di quelli non me ne frega niente. Piuttosto ho delle tavole originali, quelle sì che mi piacciono, quando parlo di forma d’arte superiore mi riferisco pure a questo, le tavole sono dei veri e propri quadri, con ‘aggiunta dei dialoghi.
E poi la lettura di Tex mi rilassa molto.
Perché?
Perché in un mondo ingiusto come il nostro, dove non vince mai chi è buono, ma solo chi è furbo, mi rilassa il fatto che, almeno nei fumetti, in Tex in particolare, i furbi facciano poca strada. Capito?
Capito!
Torniamo ai libri: carta o digitale?

Carta, assolutamente, col digitale non ci riesco. Mi hanno anche regalato uno di questi cosi che hanno una memoria infinita, mi pare che sia un Kindle, ma niente da fare, non mi interessa portarmi dietro mille libri, tanto non riesco mai a leggerne più di uno… e poi la carta, per uno come me che usa il computer in maniera compulsiva, è anche un modo per staccare dal quotidiano. Come per esempio, sono per il vinile, invece che per il cd. Il concetto è semplice, secondo me esiste un formato giusto per ogni cosa, e per i libri è la carta.
Qual è il momento della tua lunga giornata che dedichi alla lettura? (anche se presumo di conoscere già la tua risposta, visto che hai risposto al mio messaggio all’una di notte!)
La sera, la notte, quando ho un po’ di tempo. Oltre all’estate, naturalmente
Come un po’ tutti noi, avrai anche tu un libro che ha segnato la tua gioventù, uno di quelli che avresti voluto che durasse in eterno. Dimmi un po’, qual è?
Da ragazzino ho sempre letto dei gran fumetti, quelli hanno segnato la mia gioventù, Tex su tutti, come ti dicevo prima. Invece, più avanti ho amato molto La profezia di celestino, di James Redfield, mi ricordo anche l’editore, Corbaccio.
Non è che ti ricordi pure l’anno, per caso?
Penso sia stato il 1992 (e si è sbagliato solo di un anno, ndr). È il libro che mi ha convinto del fatto che non esistono le coincidenze.
(pausa, saluta quelli che sono con lui, se ne va perché deve andare a tagliarsi i capelli, tra qualche giorno ricomincia la sua trasmissione)
Tornando l libro di Redfield, pensa che in quel periodo, durante le mie trasmissioni gli facevo anche pubblicità sfrenata, occulta, lo inserivo nelle conversazioni con gli artisti, lo mettevo bene in vista durante le riprese e non perdevo mai occasione per inserire qualche pezzetto del libro, qualche citazione, nelle domande che facevo agli ospiti. Se lo facessi adesso dovrei mettere quella scritta odiosa che compare in quasi tutte le trasmissioni che vanno in Italia…
Sei vegano da decenni, il perché della tua scelta non è argomento pertinente a questa intervista, ma un bel libro sull’argomento ce lo potrai consigliare, no?
Non ti consiglio un libro sul vegan in senso stretto, perchè di base non leggo mai libri su argomenti che già conosco fin troppo bene, e spesso anche meglio degli autori! Mi viene in mente un libro che si chiama Sugar Blues, di William Dufty, credo che sia di Macro Edizioni (beccata pure questa…ndr).
sugar-blues-new2 Lo cito spesso, è una roba impressionante, parla di quanto male lo zucchero abbia fatto e stia facendo a questo mondo. Dufty ha scoperto che lo zucchero è un veleno per il corpo, che lo mettono dappertutto, perfino nelle sigarette, ma è un veleno anche per la società, nel senso che, dove è arrivata la coltivazione della canna da zucchero, intere civiltà sono state distrutte. Per esempio, la gente africana è stata ridotta in schiavitù e portata in America per coltivare la canna da zucchero, lavoro pesantissimo che le popolazioni locali non riuscivano a sostenere. Poi, già che c’erano, i colonizzatori hanno cominciato a usare gli schiavi pure per il cotone e tutto il resto, ma questo è solo il seguito.
Purtroppo se fai pubblicità a un libro del genere ti spacciano per catastrofista, ma la verità è questa.
Ultima, banale, ma obbligatoria domanda, ce lo consigli un bel libro sulla musica? Magari una biografia…
Premesso che non leggo le biografie, ma solo le autobiografie, l’unica biografia che mi è piaciuta davvero è quella di John Lennon scritta da Albert Goldman (The lives of John Lennon), molto importante perchè è la più veritiera che esista.
Come ti dicevo, preferisco le autobiografie, o al massimo le biografie scritte da chi ha vissuto a stretto contatto coi musicisti. Molto bella è quella scritta da di Leon Hendrix su suo fratello Jimi (Jimi Hendrix: A Brother’s Story).
Sembra fatta apposta, ma proprio su questa affermazione gli squilla l’altro cellulare, Crosstown Traffic dirotta l’attenzione di Red verso qualcun altro, quindi ci salutiamo, lui torna alla sua telefonata di lavoro e io mi metto a sbobinare la nostra mezz’ora di chiacchiere.

La foto che vedete qua sotto me l’ha spedita un paio di giorni fa.
Non avrà molto tempo per leggere, ma quel poco che ha, lo sfrutta bene!

foto Red con sfondo blog
Il presuntuoso Gio.

PS: Poi c’è stato l’incontro, finalmente!

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6 commenti

  1. bell’intervista gio’!

  2. Complimenti per l’intervista, belle domande e devo dire che le risposte di Red Ronnie me lo hanno fatto diventare un po’ più simpatico.
    Ad maiora!

    1. Convertire gli scettici, la mia nuova missione!!!

  3. Sbaglio, o nella foto ci sei Tu (almeno la tua crapa stilizzata), Red Ronnie e pure Vasco?

    1. Acuto, molto acuto!
      La verità è che Vasco, saputo dell’intervista, ha voluto esserci a tutti i costi pure lui…

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