Ho letto “Stoner” e mi è piaciuto… o forse no…

Sto invecchiando, la barba è più sale che pepe, la panza lievita come l’impasto del pane, i muscoli cominciano a perdere la battaglia con la forza di gravità e il cervello, inesorabilmente, si è messo in marcia sul grande viale alberato che porta dritto dritto al rincoglionimento.
Il nume tutelare della prosa musicata, Piero Pelù, diceva in uno dei suoi versi più alti e colti: “è il mio corpo che cambia”.
Mio padre, Totore, che della vita reale è molto più pratico del d’Artagnan del lung’Arno, mi direbbe, col suo tono serafico, definitivo e partenopeo: “guagliò, tien quas quarant’ann, te staj facenn viecchj, ò vvuò capì?”.
(ah, quanto mi piacerebbe vedere mio padre, uomo per bene e posato, e Piero Pelù, addobbato con cilindro e cartuccera, seduti al tavolo della cucina, a disquisire di vita, massimi sistemi e abbigliamento…)
Comunque, il problema del rintronamento pre-senile si ripercuote, inesorabilmente, anche sulle mie letture, sui miei gusti e, soprattutto, sul mio approccio ai libri.
Come dice il titolo di questo post, ho letto Stoner di John Williams, libro molto vecchio dalla storia travagliata (qui il dettaglio del lungo percorso che lo ha portato alla gloria).
wpid-img_20150210_110257.jpgSu consiglio di diverse persone, sull’onda delle entusiastiche recensioni, e sotto la spinta della mia malsana curiosità, ho iniziato a leggere questo libro più di due settimane fa e ci ho messo tutte e due le settimane seguenti per portarlo a termine.
Troppo, troppo tempo.
Ammetto che sia scritto (e tradotto) in maniera egregia, confesso che in alcuni momenti sono stato letteralmente rapito dalla minuziosa descrizione dei fatti e delle persone. Nelle ultime due pagine, per esempio, Williams ti trascina verso il finale in un crescendo di emozioni forti, particolari, emozioni che nessuno può aver mai provato in vita sua (e non sto a spiegarne il motivo, sennò si capisce tutto).
Quindi, sì, è un gran bel libro, davvero grande.
Oppure no…
Quelle due lunghissime settimane che mi ci sono volute per portare a compimento l’opera…
Ci sono stai dei momenti in cui avevo deciso di mollarlo e di darmi a qualche graphic novel, poi ci ripensavo. Ma, fondamentalmente, proprio quei particolari che lo dovrebbero rendere un capolavoro, l’enorme quantità di dettagli, l’applicazione descrittiva spinta fino, forse, all’eccesso, le lunghe seghe mentali del protagonista, tutta ste cose qua, insomma, risultano essere gli aspetti che il mio cervello ottuso e quasi quarantenne si rifiuta di apprezzare.
Il tutto si riassume nel pensiero del duo Pelù/Totore, il mio corpo cambia, me sto facenn viecchj.
In alcuni momenti vivo ancora sprazzi di lucidità che mi portano a guardare con ammirazione assoluta ai capolavori della letteratura descrittiva.
Ma altre volte, volte che cominciano a prendere piede, realizzo che sto diventando un lettore impaziente, veloce, istintivo e poco riflessivo, un eiaculettore precoce, insomma (questa è bella, vi autorizzo a usarla)! La roba lunga e particolareggiata comincia a provocarmi insofferenza, attacchi di noia acuta, sbadigli prolungati, dolori articolari, stitichezza e secchezza delle fauci.
Alla fine dei conti, le controindicazioni superano spesso gli effetti benefici del libro.
Ma io non demordo, ho letto roba che voi esseri umani (e molto più intelligenti d me), neanche potete immaginare, bromuro per il corpo e per la mente, e non mi fermerò di certo di fronte a un Williams qualunque.
Quindi, su consiglio di un’amica emigrante che della logorrea letteraria ha fatto una sua bandiera, mi butto su di un altro classico contemporaneo, sperando di portare a termine la lettura prima che il gheiser mentale faccia il suo lavoro (pessima metafora, lo so, ma non volevo ripetere il concetto di eiaculazione precoce!).
wpid-img_20150210_110343.jpg
…è più corto di Stoner, hai visto mai…

Anzianotti Gio.

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17 commenti

  1. Vedrai che Pereira ti manchera’ appena chiuso il libro. O magari no, ma ti verra’ voglia di andare in Portogallo e bere limonate e mangiare frittate. E’ un libro bellissimo!

    1. Ti voglio credere, vedrò di leggerlo nei rari momenti di sanità mentale che mi sono rimasti…
      Se mi fa schifo ti tocca pagarmi il biglietto per il Portogallo, remember it!

  2. Lo sto leggendo. Sono a metà dell’opera e mi salgono sincere e spontanee queste due parole “che palle”! Se devo dare un colore a quanto fino ad ora ho letto, è senza dubbio il grigio (come la copertina). Da qui alla fine del romanzo spero di ricredermi……

    1. Oddio, se a metà sei messa così, non ti invidio per nulla…

  3. Non è detto che quelli che vengono “universalmente” ritenuti capolavori( chi lo ha stabilito poi non è dato saperlo) siano piacevoli e siano realmente tali. Io per esempio ( e qui so già che mi prenderò una serie di incompetente, ignorante, falsa intellettuale e chi più ne ha più ne metta), non riesco proprio a leggere Proust, ma proprio non ce la faccio! Hai voglia a dirmi che la Recherche è un capolavoro e che io sono una docente di lingua e letteratura francese, io non lo sopporto proprio, e il “lo” non è un errore, perché non sopporto lui, Proust.
    Ricordo che al Père Lachaise , dopo aver provato un tuffo al cuore e una profondissima emozione trovandomi inaspettatamente di fronte alla tomba di Gericault, ebbi un moto di stizza quando mi capitò di imbattermi in quella di Proust. Quanto a sanità mentale tra me e te insomma…sarà un fatto ereditario?

    1. Io ho la tua stessa reazione quando mi imbatto in Jane Austen e Murakami Haruki. Siamo gente di nicchia, io e te!!!

  4. greco concetta · · Rispondi

    Non ho letto Stoner e…….non lo leggerò.

    1. Non volevo essere così clamorosamente distruttivo….

  5. Terminata questa lettura, torno ai miei amati autori classici del ‘900.

  6. Riru ha ragione e Sostiene Pereira è un grandissimo libro.
    Pure io, vista la tanta pubblicità, mi sono procurata Stoner. E ovviamente qua si trova solo in inglese perciò l’ho letto in lingua originale. A me è piaciuto tantissimo e senza riserve. Mi piace il modo in cui l’autore riesce a portare avanti per così tante pagine il racconto di una vita intera senza mai fare accenno ad alcun tipo di entusiasmo.

    1. Smila, è vero, il ritmo costante e i pochissimi salti emozionali, da un certo punto di vista, sono un esercizio di stile eccezionale. Ma dal mio punto di vista sono proprio queste cose che me lo hanno reso un po’ indigesto. Andiamo con Tabucchi, poi ti dirò.

  7. ho da dire due cose su stoner.
    la prima è che sto leggendolo e non so se lo terminerò.
    la seconda è che dopo aver lettoti, titubo alquanto e temo che l’abbandonerò colla sua copertina rosso diario, bello come il sole, tra gli altri libri abbandonati tristi e incompresi.

    1. Vorrei poterti dire “dai, continua, i libri non si abbandonano a metà!”… ma non riesco a fare l’ipocrita…

      1. ecco. ho la certezza adesso. addio stoner. non mi mancherai di pezza.

  8. Da qui al capolavoro ce n’è di strada. Manca più di qualcosa per risolvere i miei dubbi e prendere per buone tutte le lodi scritte su quest’opera.

    1. Condivido i tuoi dubbi. Diciamo che non mi è dispiaciuto

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