Supposte di cultura. Capitolo 3: “Hulk Hogan diventa un lontano ricordo”.

Eccoci finalmente giunti alla terza puntata della saga del LettoreDisoccupato, altro che Star Wars e 50 Sfumature di sta’ fava!
Per chi se lo ricorda, nel primo capitolo mi sono soffermato sulla stupidità umana generalizzata, e ho stilato la mia CLASSIFICA DELLE PUTTANATE SCRITTE, DECLAMATE E PUBBLICATE, saltando dai testimoni di Geova a Mariastella Gelmini con l’assoluta nonchalance che mi contraddistingue da sempre.
Nel secondo capitolo, invece, ho dato il via all’analisi del mio percorso letterario/cultural/egocentristico, ponendo come anno zero della mia esperienza le letture pre-adolescenziali, focalizzandomi in particolare su quelli che il comune senso del pudore ci porta a chiamare I PRURITI e che il sottoscritto, molto più terra terra, definisce L’ETA’ DELLA MANO LIBERA.
Il terzo capitolo di Supposte di cultura ci porta al momento della rivelazione, al giorno in cui tutto cambia.
Superata la fase ansiogeno/onanistica del Postalmarket e di Cronaca Vera, il piccolo Giorgio arriva alle scuole superiori, comincia a fare le prime amicizie, riprende gradualmente il possesso (e il controllo) del suo fisico, e finalmente si rende conto che libri e carta stampata non nascono per essere utilizzati esclusivamente nel chiuso di una classe o del bagno di casa propria.
No, esiste una terza via:
IL PIACERE DI LEGGERE FINE A SE STESSO.
La rivelazione esplode nel cervellino del povero terrunciello brufoloso in una mattina di gennaio del 1990, quando uno dei suoi più cari amici, Donato, futuro metallaro e già ardente appassionato di fumetti, gli mette sotto le mani quella che di lì a poco sarebbe diventata la bibbia dell’implumeo futuro LettoreDisoccupato:
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Dylan Dog. Da quel momento in poi, per un buon paio di anni la mia vita e quella di un altro paio di miei amici è stata scandita in base alle settimane, i giorni e poi le ore che ci separavano dall’uscita del numero successivo a quello appena comprato.
Non esisteva nient’altro.
La musica, lo studio, le ragazze.
Nulla.
Oddio, non che prima fossimo stati particolarmente impegnati sul versante dello studio.
Per quello che riguarda la musica eravamo ancora molto grezzi, il metal e il grunge erano ancora lontani dall’invadere le nostre vite e i timpani dei nostri poveri genitori, ci accontentavamo di un vascorossi e di un ottoottotrè qualsiasi.
Le ragazze, poi…
Quella mattina d’inverno è cambiato tutto, solo ripensandoci negli ultimi mesi ho capito quanto importante sia stato quel momento. Ok, qualcuno potrà obiettare che stiamo solo parlando di un fumettino nazional-popolare con poche pretese, poco senso della morale e una cospicua dose di tette e sangue. Ma per me e per tante altre persone il contatto con il primo fumetto, il primo libro di narrativa, la prima rivista di musica, il primo film “serio” ha avuto un significato enorme, estremo, assoluto.
Quando hai quattordici anni sei nel momento più significativo della tua crescita culturale, è il momento in cui il tuo cervello decide se diventerai un coglione totale che pensa a vestiti di marca e discoteca o se diventerai un coglione totale che pensa a Dylan Dog e camicie di flanella. Rimanendo intatto il minimo comune denominatore “coglione totale”, saranno i particolari secondari a orientarti e a decidere per te (e io ringrazio il giorno in cui il mio cervello ha deciso che sarei stato un enorme coglione con un briciolo di amor proprio!).
Da quel momento in avanti sono cambiati gli equilibri, i paragoni e il modo di vedere se stessi e gli altri.
Tiramolla e Topolino potevano tranquillamente andarsene in cantina, eravamo grandi, ormai!
Non era più solo juventini contro resto del mondo, non era più Hulk Hogan contro Macho Man, Commodore contro Nintendo.
Eravamo Dylan Dog contro Martin Mystere, Manga contro Marvel, puristi monotematici contro i dituttounpo’ che gli piace Nathan Never ma pure Batman. Era tutto un brulicare di fumetti e brufoli, di fantacalcio e prestami mille lire che non c’ho i soldi per L’almanacco della Paura!
Poi c’era anche chi aveva già superato quella fase e si atteggiava a bello e dannato, attingendo a cazzo di cane dalla libreria dei propri genitori sessantottini e facendo sfracelli tra le ragazze. Ma per fortuna di questi soggetti, che io vedevo alla stregua dei fighetti ricchi, stupidi e firmatissimi, ce n’erano ancora pochi, e poi, in fondo, delle ragazze non ce ne fregava ancora (quasi) nulla, ci sarebbe stato tanto tempo per farci rovinare la vita!
A rovinarci la vita, all’epoca, non erano le ragazze (che, eufemisticamente parlando, di noi SE NE FOTTEVANO e attingevano al pozzo dei suddetti belliedannati o a quello dei ragazzi più grandi).
A rovinarci la vita, all’epoca, non c’erano i professori e i loro compiti in classe a sorpresa.
A rovinarci la vita, all’epoca, non c’erano i nostri genitori con le loro imposizioni antidiluviane e il coprifuoco alle 10 di sera.
L’unico essere vivente che sarebbe stato in grado di rovinarci la vita, all’epoca, era lui,
edicolante quando ci diceva che il corriere che portava i nostri amati fumetti non era arrivato, o quando trovavamo la serranda abbassata a causa di uno dei tanti scioperi, o quando pronunciava la temutissima frase “Dylan Dog è finito, me ne hanno portato solo uno e l’aveva prenotato il figlio dell’avvocato”, sottotitolo, “attaccati al cazzo pezzente!”.
(Solo se vivi nel profondo sud puoi capire quanto è stata dura per tutti noi farci una cultura coi pochi mezzi che avevamo e coi tanti ostacoli che si frapponevano fra noi e LA CONOSCENZA).
Ma, per fortuna, il bastardo e infingardo esercente non ha avuto la meglio sulla mia voglia di sapere, di leggere, di imparare. Sono andato avanti, all’edicolante si è sostituita la biblioteca, poi la libreria, infine Amazon. Le pile di libri sono diventate montagne, gli scaffali sono diventati intere stanze, la paura della mancata consegna ha lasciato spazio alla realtà dei fatti, che si traduce nel non sapere più dove mettere le centinaia di libri, fumetti e giornali che negli anni si sono accatastati in giro per casa.
L’idea di liberarmi di un pezzo della mia storia non mi ha mai neanche lontanamente attraversato la capoccia, lascio praticare ad altri il tanto decantato decluttering (che, a mio parere, ha la stessa rilevanza dei baffetti arricciati e degli occhiali con la montatura di legno…). Io, retrogrado e antiprogressista, continuo a frequentare librerie reali e virtuali, quando posso rubacchio vecchi libri da case di nonni altrui e quando mi capita di tornare al sud nella mia vecchia casa, oltre a caricare la macchina con friselle, casse di birra e taniche di olio, mi premuro di lasciare nel baule uno spazietto utile al contenimento di una scatola marrone, all’apparenza anonima,
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ma dal contenuto sacro…

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Tanto lo spazio si trova sempre…
Il compassato Gio

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12 commenti

    1. Penso che tu sia una dei pochi bloggers che mettono un like dopo aver letto il post. La maggior parte fanno click sulla stellina senza neanche aprirlo, il post. Chissà perché!?

      1. ricerca di like per se?

        (che poi uno cosa se ne fa di un like se quello che scrive non piace o non viene neppure letto… credo che le insicurezze personali abbiamo invaso anche la rete)

      2. E mi sa che c’hai ragione… io, comunque, nel dubbio non contraccambio, ma lo faccio solo se il pezzo mi laikka davvero!

  1. E pensare che avevo tutti i primi numeri di Dylan Dog e li ho venduti per 2 soldi…sigh… che invidia che mi fai!

    1. Si ma i miei non sono mica tutti originali… magari!

  2. Anche noi mamme leggevamo e aspettavamo con trepidazione l’uscita di Dylan Dog, il mio giornalaio aveva l’ordine perentorio di mettere da parte la mia copia. Mentre tu man mano fai il trasloco dei tuoi, la collezione di mio figlio è ancora qui. Ricordi le accese discussioni su chi era il più bravo disegnatore e il più bravo soggettista sceneggiatore? Per me i migliori restano Stano e Sclavi. Ricordo anche di aver comprato qualche camicia rossa, non per me nturalmente, ma per il mio piccolo fan di Dylan Dog.

    1. Stano tutta la vita!
      Io la camicia rossa, invece, non l’ho mai comprata. Un po’ perché somiglio più a Groucho che a Dylan Dog, un po’ perché a carnevale volevo fare l’alternativo rispetto a tutti i miei amici che si mettevano le clarks, i jeans, la camicia rossa e la giacca nera. Ero un cretino presuntuoso già all’epoca!

  3. Dylan Dog è un fumetto che non mi appartiene. Io sono della generazione fumetti Marvel. Insieme a mio fratello aspettavamo l’uscita dei super eroi “I fantastici 4″,amavo La Cosa. , Capitan America”, “Iron Man”, “L’uomo ragno” , “Thor”, “Hulk”. Naturalmente non mancava Max Bunker con “Alan Ford”. Avevamo la collezione completa, poi mio fratello, dio quanto l’ho odiato, regalò tutto ad un suo amico.

    1. Alan Ford, è vero!
      “E l’ultimo chiude la porta!”

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