Consigli per gli acquisti. Vol.1: Davide Venticinque

Oggi, dopo una lunga attesa, inizia la rassegna di scrittori emergenti/poco noti alla massa/bravibravi dei quali mi sono impegnato a parlare settimane fa.
Spulciando un po’ la rete mi sono reso conto che il mondo dei blog è pieno di miei omologhi che recensiscono libri di autori che pubblicano con case editrici medio/grandi (per intenderci, quelle che non ti chiedono dei soldi per stampare il tuo lavoro), mentre degli scrittori nuovi, quelli che vendono i libri nelle fiere, quelli che si fanno pubblicità via Facebook e col passaparola, quelli che sborsano 2000 euro per farsi stampare le copie di un libro che andranno quasi tutte regalate, di loro non ne parla quasi nessuno.
Allora ne parlo io!
E si comincia con Davide Venticinque.

davide
La biografia di Davide, almeno quella che si trova in rete, è molto stringata, si parla di studi a Bologna e Lecce e poco altro. Andando un po’ più a fondo con la ricerca imparo il suo motto, E’ l’opera che conta, non l’autore, da cui presumo che la scarsità di notizie biografiche, età, provenienza, stato civile, non sia un fatto casuale, ma una situazione voluta.
E allora io eseguo il suo presunto volere e parlo solo delle sue opere.
Davide esordisce sulla carta stampata con il racconto Viaggio dentro, per la raccolta Qui tutto va a puttane, antologia di Autori Vari del 2009 edita da Gingko. Si parla della tratta di donne, tema sempre troppo poco trattato in un paese il cui motto sembra sempre più ricalcare il titolo di questo libro.
Layout 1
Sempre nel 2009, poi, c’è il primo romanzo, Amore chimico, per Il Filo edizioni, che in seconda ristampa, tra un mese, passerà al gruppo editoriale L’espresso. Nel 2012 Amore chimico viene inserito dalla provincia di Reggio Emilia nella bibliografia della giornata mondiale sulle dipendenze.
amore chimico
La sua ultima opera, IL FATTORE M (lo strano caso del rapimento Vendola), è il romanzo che ho letto qualche settimana fa.
E mi è piaciuto tanto tanto, perciò ne parliamo più approfonditamente.

ilfattoreM

Selfie di pessima qualità con capolavoro incorporato

Una citazione di David Foster Wallace fa da preambolo all’incipit del libro, da qui in avanti ci si immerge in un’Italia (purtroppo) futuribile in cui la libertà di espressione è un concetto quanto meno opinabile, la tv si trasforma in webtv, il tasso di teledipendenza degli italiani è dell’84%, quello dell’analfabetismo sfora il 70% e lo Stato di polizia e l’Impero sono la realtà con cui il candidato premier Nichi Vendola si deve scontrare nei giorni della campagna elettorale. Il suo rapimento in stile sequestro Moro, con morti e violenze gratuite, è il filo conduttore che tiene unite le vite dei co-protagonisti di questo romanzo.
C’è Basso Sanniti, ex magistrato, ora investigatore privato, che viene convinto dal suo vecchio amico e capo a occuparsi del caso Vendola in veste ufficiosa.
C’è Asia Busi, anchorwoman di punta della webtv nazionale, inspiegabilmente legata a un troglodita glabro e palestrato, una dei pochi veri Giornalisti ancora in circolazione, seguita in tutto e per tutto dalla sua fidata assistente Priscilla.
C’è Manuel, medico veterinario che lavora in un call center per campare.
C’è Alba, ventenne che ha paura di invecchiare, studente di filosofia e correttrice di bozze, che parla a raffica e ha tante cose da dire sulla gente che ha paura e sul consumismo imperante: (parlando della gente comune) “Ormai sono solo consumatori, con funzioni base di sopravvivenza (…). Se c’è un cielo bellissimo loro non lo sanno, perchè non lo vedono, guardano le auto lussuose parcheggiate sul ciglio della strada, si rincoglioniscono davanti alle vetrine. Ma in realtà sono solo ciechi, come lo erano quelli di Saramago“.
Poi c’è Steve, traduttore e commerciante, con una figura paterna un bel po’ ingombrante e una smodata avversione per il controllo totale che il sistema ha sulla sua vita e su quelle di tutti gli altri esseri umani.
Alle persone, protagoniste più o meno attive di questa vicenda, si affianca una figura che le accompagna nella vita di tutti i giorni, il famigerato HD, dispositivo a forma di anello che governa in maniera globale la vita quotidiana di tutti gli italiani. Con l’HD si paga la spesa, con l’HD puoi ordinare alla tua auto dove andare, ci fai le telefonate, comunichi le tue preferenze ai cartelloni pubblicitari, ci navighi su internet. Di questo parlavo quando citavo un’Italia purtroppo futuribile…

Alla narrazione che spazia dal delicato all’incalzante in maniera più che efficace, si affiancano spesso momenti di riflessione su quello che sta diventando il mondo, coi suoi pochi pro e i suoi tantissimi contro. Un esempio su tutti, il momento in cui Steve entra in una libreria in una cui teca sono in mostra le copie cartacee di tre best sellers, Moby Dick, La scopa del sistema e La Bibbia, memorabilia di un tempo che non c’è più, testimonianze fisiche di una storia che ha ceduto il passo al digitale in tutte le sue emanazioni, dal libro alla cartella clinica.
Inutile dire che i miei tempi di lettura sono stati rapidissimi. Nonostante i tanti spunti di riflessione sul più che plausibile futuro a cui andiamo incontro, i tanti richiami agli eroi (es. Peppino Impastato) e agli scrittori (Conrad, Twain, Stevenson, Orwell echipiùnehapiùnemetta), la storia corre spedita verso il suo epilogo come nella migliore tradizione dei thriller di spessore. Le vite palesi e segrete dei protagonisti convogliano l’interesse verso uno di quei finali che mai, e dico proprio MAI, ti aspetteresti. Mi piacerebbe tanto essere più esaustivo sull’epilogo di questo bellissimo romanzo, non tanto dal punto di vista narrativo (per il quale rischierei lo sfanculamento perpetuo), quanto dal punto di vista filosofico. Ma resisto alla tentazione e mi accingo a concludere.
Che volete che vi dica, Davide è bravo, mai banale, mai troppo prosaico ne’, soprattutto, autoreferenziale. Penso che il suo merito maggiore, la peculiarità, quella che rende Scrittore uno scrivente, è il fatto di riuscire a portare alla mente del lettore le immagini in tutta la loro nitidezza, fatta di suoni e colori, ma soprattutto di pensieri e visioni. Sono un cretino, lo so, ma la mia versione dei fatti è che secondo me questo romanzo, almeno la sua parte scritta, non è altro che un espediente, un mezzo per comunicare a chi lo vuole capire che bisogna avere paura di quello che abbiamo creato, che bisogna tornare al momento in cui le idee dei singoli potevano davvero contare, che la tanto amata tecnologia è il mezzo con cui stiamo lasciando che le nostre vite vengano indirizzate, trasformate, GOVERNATE.
Se penso alla mia reazione dopo aver letto Il FATTORE M, mi rendo conto che la parola che mi risuona nella testa più frequentemente è RIFLESSIONE.
E se mi lasci questa parola in testa, proprio schifo non puoi fare…

Il più che soddisfatto Gio.

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2 commenti

  1. Ma si trova cartaceo?

    1. Si, su amazon lo trovi sia cartaceo che digitale.

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