Le città di Giò: Taranto

Scrivere di Taranto, parlare di Taranto, pensare a Taranto, per me è sempre un momento di conflitto interiore, di contrapposizione tra quello che vedo e quello che vorrei vedere, quello che sento e quello che vorrei sentire, quello che è e quello che, secondo me, dovrebbe essere. Ed è con questo spirito che mi sono deciso a parlare di quella che non sono mai riuscito a definire LA MIA CITTA’.
Gio.

Per chi non lo sapesse, Giorgio nasce a Napoli da genitori napoletani, ma cresce a Taranto a causa del lavoro di papà Salvatore, che fa prima l’operaio e poi l’impiegato all’Italsider, quella che voi tutti conoscete come ILVA (e della quale parleremo, forse, più avanti).
Per i primi 19 anni della sua vita il Lettoredisoccupato vive in una città che non conosce, che apprezza poco e che comprende ancora di meno. Il suo essere napoletano di indole lo porta a non entrare mai appieno nella mentalità, nella cultura dei tarantini. Il nostro eroe non si fonde mai con le tradizioni di una città che proprio sulle sue tradizioni (principalmente religiose) ha cementato il senso di appartenenza di ogni suo singolo abitante.
(ndG: adesso torno a parlare in prima persona perchè l’idea di romanzare tutto il post si è rivelata una grandissima cagata!).
Quella che una volta era la capitale della Magna Grecia si può rivelare una città molto ostica per chi non ci è nato. Generalizzo un po’ quando dico che è difficile farsi accettare dai tarantini, ma non credo di allontanarmi molto dalla realtà. I miei genitori mi parlano del loro arrivo nel paesino in cui abbiamo sempre vissuto come di un’esperienza abbastanza traumatica, fatta di vecchiette che li spiavano da dietro le tende, di paesani che li chiamavano furastieri, di poca cordialità e di “buongiorno” mai ricambiati.
talsano
Mettiamola così, ambientarsi non è stato semplice, il processo è stato un po’ lunghetto, ma oggi, a distanza di 42 anni, sembra che finalmente sia sbocciato l’amore tra la mia famiglia e la città in cui ha messo radici (che finalmente attecchiscono).
Per quello che riguarda il sottoscritto, credo che l’amore per la città non sia mai nato, il feeling è sempre stato ai minimi sindacali, ma devo ammettere che molto è cambiato dal momento in cui ho smesso di essere un residente e ho iniziato a essere un turista.
Come scrivevo prima, il mio rapporto con Taranto si può descrivere con la più classica delle dicotomie, amore/odio.
E qui parte la lunga spiega.
Come fai a non amare questi panorami?
scogli
E io, infatti, li amo. Ammetto che, ogni volta che torno al sud, specialmente in primavera e in autunno, mi metto in macchina alla volta del lunghissimo litorale jonico, mi fermo nei pressi di una delle tante spiagge, trovo lo scoglio che più mi ispira e, una volta seduto, non faccio altro che GUARDARE (A chi mi dice che potrei fare la stessa cosa con una sola ora di macchina invece che otto, io rispondo che a Marina di Ravenna ci si diverte un casino, è vero… basta non entrare in acqua…).
Se si trattasse di guardare, di ammirare, di osservare in silenzio, di respirare, non ci sarebbe nessun problema, avrei trovato la città dei miei sogni, Tarentum, orgoglio della civiltà greca.
Ma poi mi tocca confrontarmi con la gente, e lì il discorso cambia. E di civiltà ce n’è ben poca.
Si, perchè quello che pochi tarantini dicono è che il vero problema della città in cui vivono sono proprio LORO. (mi accingo ad addentrarmi in un discorso che mi farà odiare dai pochi miei concittadini che ancora mi sopportano, vedrò di farmene una ragione)
Il tarantino medio risponde al profilo di quello che, allargandosi un po’, è il TIPICO MERIDIONALE.
Il T.M. è una persona che ama la sua città, ne decanta le bellezze appena ne ha l’occasione, si spertica nel declamare aneddoti su questo o quel grande personaggio del passato, si commuove nel mostrare le immagini dei tempi che furono, si infuria nello spiegare come i politici si siano mangiati tutto, si straccia le vesti nel raccontare come la città e i suoi abitanti siano abbandonati a se stessi.
E alla domanda “Secondo te, come si può fare per risolvere questo problema?”, ti dà la più classica risposta da T.M. “E io che ne so, sono LORO che ci devono pensare!”.
LORO.
Il pronome personale più usato dal tarantino medio.
L’entità astratta più presente in tutto il sud dell’Italia.
LORO sono i responsabili di tutti i disastri che siano stati perpetrati nel meridione d’Italia, questo può anche essere vero, ma non credo che siano LORO a fare questo,

munnezzaincortile

villa al mare

cesso

…perchè quando scappa scappa!

cassonetto

Perchè sporcare un cassonetto vuoto?!

Lamentarsi, questa è l’attività che meglio riesce ai miei simili (i terroni, insomma), sottoscritto compreso. Se cerchi il campione mondiale di lamento contro lo Stato, stai sicuro che lo troverai a Taranto, o a Napoli, o a Crotone. Se cerchi, invece, il campione mondiale di senso civico, quello che non butta la cicca dal finestrino, quello che pulisce la spiaggia dopo averci passato tutta la domenica insieme ai suoi 32 amici/parenti/conoscenti, quello che in autobus non urla al cellulare, beh, devi andare un po’ più a nord della Puglia…e del Molise… ma forse anche della Lombardia (ormai colonizzata da nduja e peperonata)!
Mi si può accusare del fatto che sono bravo a criticare guardando dall’alto della civilissima Emilia Romagna, e io ci potrei pure stare, ma la verità è che ho visto le differenze, so cosa succede qui e cosa succede giù.
E la cosa mi fa profondamente incazzare.
Perchè i miei nuovi concittadini non hanno neanche la metà di quello che hanno i miei vecchi concittadini, ma riescono a dare un valore a quel poco che hanno. Ci tengono alla loro città e, anche se non ci tenessero, hanno capito che è un loro interesse tenersela stretta, perchè, molto banalmente, è una enorme fonte di guadagno.
E io non credo che sarebbe tanto difficile convincere un turista tedesco a visitare una città che ha da offrirti questo,

pontegirevole

se non fosse che il suddetto turista tedesco ha fin troppo sentito parlare unicamente di questo.

DSC_0161

Devo essere sincero, negli ultimi anni ho sentito tanti tarantini smettere di lamentarsi e cominciare a darsi concretamente da fare, le manifestazioni sono aumentate, sono nate numerose iniziative per la riqualificazione della città, le schifezze perpetrate dai politici passano sempre meno sotto silenzio, anche gli organi di stampa stanno cominciando a darsi una mossa concreta per dare voce a una città che sta cercando di non soccombere al suo destino e alle chiacchiere di chi parla pur non essendo mai andato al di sotto del Po (e non è detto che abbia fatto male!).
Certo, c’è ancora chi nega l’evidenza, chi dice che la diossina sia una LORO invenzione, che il mare è pulito, il cielo è blu, non esiste inquinamento e i bambini non muoiono di cancro. Lui, per esempio (se riuscite a capirlo).

Tornando agli aspetti positivi, invece, qualche giorno fa, in uno dei quartieri più colpiti dall’inquinamento c’è stata una marcia per l’ambiente che ha riscosso un discreto “successo mediatico”, oltre che di partecipazione attiva. Questo è uno degli articoli in cui se ne è parlato.
E speriamo che sia solo il primo di una lunga serie.
Sembra banale da dire, ma il fatto che migliaia di persone si siano mosse per il bene della propria città, oltre che per se stesse, che abbiano sfidato la pioggia, che stiano cercando attivamente di darsi una svegliata, è una grande vittoria per Taranto, abituata da sempre a sentirsi ammirata e abbandonata allo stesso tempo.
Nei prossimi post parleremo ancora di Taranto, della sua immensa cultura e di chi si sbatte per perpetrarla, ma adesso vorrei lasciarvi con un pensiero positivo, e più che farlo a parole, preferirei che a parlare fossero le immagini.
Qualche giorno fa mi trovavo a Taranto per il settantesimo compleanno del mio meraviglioso papà e, parlando col mio amico Vito, ci è venuto in mente di andare in città vecchia all’alba per fotografare il sole che nasce dal mare. Vincendo le terroniche resistenze del mio fisico che disperatamente mi pregava di rimanere a letto (e ancora satollo dall’abbondante pasto della sera precedente), mi sono alzato alle cinque e mezza del mattino, mi sono incontrato con Vito e ci siamo diretti verso il nostro obiettivo. Una volta affidata l’auto alle amorevoli cure di Damiano, parcheggiatore abusivo per necessità (che per 5 euro ti lava la macchina meglio di un autolavaggio), persona amabile dal linguaggio incomprensibile, abbiamo cominciato a scattare una enorme sequenza di foto.
E questo è il risultato.

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Il relitto di un peschereccio saluta la pallina gialla

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Il Lettoredisoccupato tremend ‘u sol (guarda estasiato il sole che sorge)

trerrote

Il sole si infiltra tra un pescatore, il suo trerròte (apecar) e i suoi vurpi (i polipi)

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Il ponte e le piantagioni di cozze

panchina

Di ritorno…

vito

Vito abbarbicato al ponte per catturare la barca che va via

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La città vecchia si illumina

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Chiamiamolo vicolo…

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Stella Maris (o Madonna delle cozze!)

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Vicoli e panni spannuti (stesi)

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Una nchianata (salita)

bussare

Il signor Antonio jè ssurd (ha problemi di udito)

mazinga

Le gambe di Mazinga!

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A giorno fatto

pescatore

A caccia di cefali!

monumento

U’ monument (che un po’ puzza di piscio!)

ponte

‘U pont (il ponte girevole che divide la città vecchia da quella nuova)

scritta

Amore dialettale (“Cuore su cuore, il mio cuore è già cotto”)

usailbidone

La crasta (il vaso)

damiano

L.D., a sinistra, Vito, a destra e, al centro, IL MITICO DAMIANO!!! Grazie a te Vito ha ancora un’auto.

Se tutti i tarantini fossero come Damiano…

Il malinconico Gio.

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15 commenti

  1. A proposito delle Città di Giò, una domanda al “napoletano d’indole”: devo soggiornare nella tua città natale, mi sai consigliare un posto ad un buon prezzo dove non ci si prenda il colera e si possano dormire notti tranquille senza che ti sgozzi qualcuno durante il sonno?

    1. Solo per questi commenti ti meriteresti che ti succedesse tutto contemporaneamente (colera e sgozzamenti)!

  2. concetta greco · · Rispondi

    Giorgio, è proprio chiaro c he ami molto la tua città

  3. molto bello questo post G. riconosco i modi e i tratti dei Salentini (il mio compagno)….una bellissima terra che commuove (come le tue foto) e che delude……….

    1. Io ormai mi commuovo poco e sono sempre più deluso, altro aspetto tipico del terrone…

  4. Spero ci farai da guida un giorno.

    1. Io ho tutto il tempo che volete…

  5. Splendidi i fermo immagine di Taranto,molto vero il tuo articolo, io nasco napoletana e dei napoletani ho sempre odiato la rassegnazione, pur amando la mia cittá forse perché non ci vivo 🙂 a presto leggerti.
    Mary

    1. Grazie Mary, se ti va leggi anche il post su Bologna, e magari ti ci rivedi anche in quello. La vita dell’emigrato è piena di esperienze a metà, non sei mai parte integrante di un contesto, anche se ci vivi da tanto tempo. È un bene perché quando decidi di partire hai meno vincoli, è un male perché ogni tanto avresti voglia di averli, i vincoli…

      1. Lo leggerò, io mi affeziono alle persone non ai luoghi, questo è il segreto ( ovviamente per me)
        Buona giornata.

      2. Anche io mi affeziono alle persone. E a volte è un limite. Ma questa è un’altra storia. Buona giornata a te.

  6. Caro Giorgio, sono molto deluso dalla tua città, in 5 giorni non ho visto un scippo, rapina, furto o regolamento di conti tra camorristi, c’era addirittura gente in giro in scooter con il casco. A parte qualche bagarino e qualche infarzione del traffico, (e i sempriterni parcheggiatori abusivi) ho trovato solo gente normale, addirittua educata. Mi domando dove stiamo andando a finire

    1. Madonna, mi dispiace. Puoi sempre rifarti andando nella mia città d’adozione, Taranto, vedrai che, se guardi troppo una ragazza, due cartoni in faccia non te li nega nessuno!

      1. Bene, le prossime ferie… Pugliaaaaaaa

      2. Porta il giubbotto antiproiettile e la pistola!!! Ma stai zitto!!!

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