Storie di flanella e di ascelle sudate

La nostalgia ti prende, come si dice, quando meno te lo aspetti, certe volte la scacci via, altre volte te la vai a cercare anche quando non dovresti.
Poi ci sono quelle volte in cui, semplicemente, la lasci entrare. E questo è accaduto qualche giorno fa, nella cucina di casa mia.
Sabato sera, mentre preparavo la cena, stavo ascoltando la puntata di un programma radiofonico dedicato al grunge. Un’ora e mezza di musica in cui il caro Marco Antonelli, eccelso dj e profondo conoscitore della scena musicale alternativa, ripercorreva le tappe fondamentali di quel genere/non genere musicale che animò Seattle dalla fine degli anni Ottanta e poi tutto il mondo dal 1991. E non a caso cito il 1991, perchè in quell’anno videro la luce alcuni tra gli album più belli della storia del rock (Ten dei Pearl Jam, Nevermind dei Nirvana, Badmotorfinger dei Soundgarden) e io, per la prima volta, mi affacciavo al mondo reale, quello che non ha nulla a che vedere con Sanremo, iniziando ad ascoltare roba diversa dai soliti Vasco Rossi e Luca Carboni: IL METAL.
Orbene, negli anni successivi, quelli della maturità, del distacco dalla famiglia, delle prime sbronze, io HO AMATO la musica di Seattle, non ascoltavo nient’altro che Pearl Jam, Screaming Trees, Mudhoney e, soprattutto, loro, gli Alice in Chains.

alice2

che begli ometti!

Ero uno di quei cretini che andavano in giro coi jeans strappati (sempre gli stessi, perchè oltre che sciatto, il vero seguace del grunge, addà puzzà), gli anfibi anche d’estate, le magliette coi nomi dei gruppi (sempre le stesse due, vedi alla voce jeans strappati), e le immancabili camicie di flanella (che tante ascelle hanno distrutto e tanti altrui mancamenti dovuti al tanfo hanno causato). Ecco, oltre che rendermi ridicolo in pubblico, però, nei primi anni Novanta ho imparato che il rock era pensiero profondo, che la storia della musica glam anni Ottanta, quella delle belle fighe e delle moto veloci, era ormai, appunto, storia (ripropostasi in maniera esponenzialmente squallida con l’hip hop, ma questo è un altro discorso, che spero di non dover affrontare mai).
Io, nel mio piccolo, iniziavo a tradurre e capire i testi delle canzoni, non le ripetevo più a pappagallo come Alberto Sordi in Un americano a Roma, quindi associavo alle facce sofferte di Layne Staley, ai suoi urli sovrumani, la realtà dei suoi testi, che di sofferenza e disagio parlavano per davvero.

laynesing

il miglior cantante della storia

Lo so, qua si rischia di cadere nella retorica del cantante dannato, che ha sofferto da bambino, che riesce a tirare fuori il meglio di sè solo con la musica, che si distrugge con le droghe perchè nessuno lo capisce e che muore da solo in una stanza d’hotel immerso nel suo vomito. Ma la realtà dei fatti è andata davvero poco lontano dai clichè che la scena musicale ci ha sempre proposto.
I musicisti bravi, almeno dal mio punto di vista, sono quelli che hanno davvero qualcosa da dire, e spesso questo qualcosa non ha nulla a che vedere con le rose e con i fiori. Che poi, contestulmente, siano anche degli esseri fragili, con l’anima pesante e il fiato corto, ci può stare. Del resto, se ne vanno sempre prima loro, no? (per la felicità di giornalisti e case discografiche)
Per chi ha amato il grunge, per chi ancora adesso va ai concerti dei Pearl Jam, per chi (come il sottoscritto) pensa che quegli anni siano stati meravigliosi e irripetibili, per chi si sente fortunatissimo a non essere cresciuto con i nuovi (e fintissimi) idoli proposti dagli stramaledetti talent show, per chi crede che Vasco Rossi e Ligabue abbiano fatto due album decenti (i primi due) e una serie infinite di repliche squallide, per chi, insomma, pensa che il meglio ci sia già stato, ecco il mio consiglio di lettura:
grunge
Grunge is dead, di Greg Prato, è davvero bello. Forse un po’ settoriale, è vero, ma davvero stimolante, per chi come me ha vissuto gli anni Novanta imparando a menadito nomi, testi, luoghi, situazioni. Si, perchè il libro in questione altro non è che una enorme raccolta di interviste fatte dall’autore a centinaia di persone, divise per periodi storici ben definiti, nelle quali sono solo i protagonisti a raccontare le cose, non c’è nessun intervento esterno, nessun espediente narrativo. Si parte dagli anni Sessanta e si arriva in un centinaio di pagine al vero inizio, gli ultimi anni Ottanta con la nascita dei primi club e delle prime band. Si parla dei pionieri del suono acido, delle evoluzioni melodiche, del rifiuto del successo da parte di chi, in seguito, non avrebbe retto il peso di un contratto discografico e delle enormi responsabilità che ne conseguono. C’è droga, tantissima, c’è tristezza, ci sono le morti eccellenti e meno eccellenti. Fino allo scioglimento delle band storiche e alle squallide reunions.
Non vado oltre perchè sennò divento più noioso di quanto già non sia.
Vi lascio con una chicca venuta fuori da un archivio fotografico che, per quanto mi riguarda, avrebbe dovuto prendere fuoco tanti anni fa!
Per la felicità dei miei detrattori, eccovi un giovanissino, magrissimo, inflanellatissimo e già calvo Giorgio, l’espressione più ridicola del grunge de noartri!
grunge io1

Siate buoni, se potete…

Il coraggioso Giò

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13 commenti

  1. concetta greco · · Rispondi

    Anche musicologo!!!!!!ma…. mon beau-fils, qui est-il?

    1. Prima c’è stata la musica, poi è arrivato il male di leggere!

  2. Del Progressive Metal che ne pensi? È il mio genere preferito e anche mia fonte di ispirazione. Mo già lo so che dirai se non ti piace: ah, perciò scrivi quelle boiate!

    1. Il prog proprio no, ascolto gruppi che ne sono stato influenzato, ma se mi

    2. … se mi fai sentire i Dream theater proprio non mi vuoi bene!

      1. Nightwish innanzitutto! Unici, meravigliosi, fantastici. Colonna sonora delle mie giornate e della mia scrittura, il mio romanzo di prossima pubblicazione ne è la testimonianza ( ma anche i precedenti seppure in modo meno eclatante)

      2. E allora aspetterò di leggere se davvero sti naituisc sono così ispiranti come dici!

  3. Tatinax ButRock · · Rispondi

    …poi passamelo!

    1. Il libro? Costa 24 euro, se partecipi alla spesa ne parliamo!

      1. appartengo ai Prendinprestito.

      2. E io appartengo al Pagasevuoileggere!

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