I capri ispiratori.

Sai che c’è? Oggi parliamo un po’ del mio passato, letterario e non.
E per farlo mi affido a una delle perle presenti nella mia libreria.
La perla è questa qui:
dp

Ma ne parliamo per vie traverse, evitando di cadere nella trappola dell’ennesima e noiosissima recensione entusiastica, scavalcando l’analisi dei contenuti enormemente pregni di significato, superando l’ormai scontato elogio al genio di Daniel Pennac.
Ci concentriamo su di un solo personaggio, o, per meglio dire, IL PERSONAGGIO.
Benjamin Malaussène, protagonista delle sei puntate della saga riguardante il suo clan.
Per chi non lo conoscesse, Benjamin è lo pseudo capo di una particolarissima famiglia parigina, e di lavoro fa il capro espiatorio in un grande magazzino della capitale francese. Quando un cliente incazzatissimo va a lamentarsi per qualsiasi cosa sia andata storta nei suoi acquisti, la direzione chiama Malaussène, che ha il compito di sorbirsi la sfuriata del cliente e il cazziatone ai limiti del licenziamento da parte del suo capo (oltre alle continue prese in giro dei suoi colleghi che lo reputano un personaggio inutile).
Tutto questo per otto ore al giorno.
Per cinque giorni alla settimana.
Per tutto l’anno.
In pratica, tutte le beghe del grande magazzino, almeno quelle che riguardano la clientela, gravano sulle magre spalle del Nostro. Che viene lautamente pagato per non battere ciglio.

Invenzione strepitosa, il capro espiatorio, è vero.
Ma, ormai, un po’ retrò.
Il perchè è presto spiegato.
Il primo romanzo della serie vede la luce nel 1991, all’alba della nascita della grande distribuzione, la saga si conclude (forse) nel 1999, quando la grande distribuzione correva a grandi falcate verso l’enorme sviluppo al quale stiamo ancora oggi assistendo. Ora, io ho lavorato nella grande distribuzione per dieci anni, e vi posso garantire che nella mia azienda, di assumere capri espiatori non ce n’è mai stato bisogno.
Semplicemente perchè ERAVAMO TUTTI CAPRI ESPIATORI! A differenza di quello che succede nei romanzi di Pennac, nella realtà dei fatti un cliente non va mai in direzione a lamentarsi. No, sa che non ce n’è bisogno.
E ve lo dimostro con un esempio del tutto inventato (ma maledettamente veritiero).

(di seguito la storia di Giangiovanni Ostrollettini, pensionato di 68 anni, fresco acquirente di un trapano a percussione multifunzione pagato ben 9,90 Euro, giunto in negozio alle ore 8,17 di un martedì mattina, notevolmente alterato perchè il suddetto trapano NON FUNZIONA)

Il signor Giangiovanni entra nel punto vendita con fare militaresco, espleta le formalità di rito all’ingresso, mostra lo scontrino d’acquisto alla cassiera, si dirige verso il reparto incriminato a passo di marcia, inquadra il primo sfigato che gli capita a tiro (che chiameremo Fabrizio, nome di fantasia) e, dopo un “Buongiorno” per nulla sincero, attacca con la tiritera.
Gg: (già notevolmente innervosito): “E’ quasi un’ora che aspetto!
F: (con lo sguardo di chi sa che un’altra giornata di merda è appena iniziata) “Guardi, mi dispiace per l’attesa, ma non lo sa che apriamo alle 9?”
Gg: “Cosa fa, lo spiritoso?”
F: “Non mi permetteri mai.
Gg: (indispettito)”Lo sa cos’è questo?
F: (con un sorrisetto per nulla rispettoso) “Oddio, non ne sono sicuro, ma a occhi e croce mi sembra un trapano!
Gg: (con le vene del collo leggermente ingrossate) “Un trapano? Non sono neanche riuscito ad accenderlo! Che cazzo mi avete venduto? Ai miei tempi un trapano durava vent’anni, questi si disfano solo a guardarli! E la smetta di ridere!
F: (col sorrisetto che non ne vuole proprio sapere di andare via) “Le giuro che non sto ridendo di lei. Comunque ai suoi tempi i trapani li facevano in Italia, questa è roba fatta in Cina, si sa.
Gg: (paonazzo e con gli occhi che iniziano a iniettarsi di sangue misto a bile): “E perchè non me l’avete detto quando l’ho comprato? Non siete per nulla professionali.
F: (che, nel frattempo assume un’espressione preoccupatissima e dentro di se si chiede “ma Balotelli ce l’ho messo nella squadra del fantacalcio?“) “Per 9 Euro e 90 cosa pretendeva, un martello pneumatico professionale?

A questo punto il viso del signor Giangiovanni Ostrollettini assume una colorazione che va dal rosso carminio al viola prugna marcia. Il cuore sta per esplodergli nel petto, ma deve resistere e vincere la sua personalissima battaglia contro questo ingrato e maleducatissimo ragazzino. Dopo una serie di respiri profondi (corredati da un’incontrollata fuoriuscita d’aria dallo sfintere anale), l’impavido pensionato esplode nel più classico dei classici:
Voglio parlare col direttore, gliela faccio passare io la voglia di prendere per il culo i clienti!
Fabrizio cambia espressione all’istante, assume una faccia seria, quella di  chi pensa che “oddio, no, Balotelli non ce l’ho messo in squadra, PORCA PUTTANAAAA!!!”, poi si ricompone, rilassa il viso e declama la frase che nessun cliente vorrebbe mai udire:
Mi dispiace signore, ma IL DIRETTORE NON C’E’.” (come da prassi, aggiungo io)
(perchè è in riunione)
(o in ferie)
(o in viaggio di lavoro)
(o su Marte per assistere all’apertura dell’ennesimo punto vendita)
Ed è questa la frase che cambia le carte in tavola.
Il signor Giangiovanni dovrebbe essere una furia, ma, inspiegabilmente, sul più bello non sa cosa dire. Fa una piccola pausa, è interdetto, non sa che pesci prendere, ma intuisce che il commesso che ha di fronte non potrà essere oggetto dei suoi improperi ancora per molto, anche perché, nel frattempo, dietro di lui si è creata una fila di sette similGiangiovannicoltrapanodanovennovanta in attesa del proprio turno (anche loro hanno provato la sfuriata davanti allo specchio per tutta la mattina, fa niente che il direttore non c’è, ora si va in scena lo stesso, sempre che quel vecchio del menga si tolga di mezzo al più presto).
Che fare, dunque?
Fabrizio, visto il leggero tentennamento negli occhi del canuto pensionato, si approccia con fare conciliante al malcapitato Ostrollettini e gli fa: “Facciamo così, le cambio il trapano, le regalo un kit di 58 punte indistruttibili al tungsteno diamantato (prezzo 1 Euro e 90, ndr), e le porgo le mie più sentite scuse per l’accaduto.” (e poi di corsa a modificare la squadra del fantacalcio, annota nella sua bacheca mentale)
Ostrollettini barcolla, ci pensa su, in un estremo tentativo di resistenza, oppone un disperato: “E lei pensa di cavarsela con delle semplici scuse?“. Ma la guerra, ormai, è persa.
Fabrizio, con le palle del cliente ormai nel suo pugno, strizza metaforicamente la mano e affonda il colpo: “Lei ha tutto il diritto di protestare, nella bacheca all’ingresso troverà il modulo su cui potrà esprimere le sue critiche al mio operato e verrà ricontattato al più presto.
Il signor Giangiovanni, ormai sull’orlo di una crisi cardiaca, strappa dalle mani di Fabrizio il trapano nuovo, prende il suo fantascientifico kit di punte, mette su la faccia più sdegnata che riesce a comporre e, perentorio, apostrofa il commesso: “Comunque non finisce così, avrete mie notizie!” E se ne va tutto tronfio, senza dare modo all’altro di controbattere.
Fabrizio, distrutto dal rimorso per l’esclusione di Balotelli dal fantacalcio, torna alla sua postazione.
Di fronte a lui c’è Adalgisio Frullappettotti, impiegato del catasto, con un cacciavite spuntato nella mano destra  e un scontrino stropicciato nella sinistra…

E così via per altre otto ore.

Altro che Benjamin Malaussène!

Giò.

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8 commenti

  1. La realtà supera spesso la fantasia e Giorgio è un degnissimo erede di Daniel! Quando leggeremo un tuo bel libro, oltre a questi gustosissimi articoli?

    1. Ne passerà di acqua sotto i ponti! Ti dico che, per adesso, sto cogitando. Ma è tutto qui…

  2. Libro indimenticabile: Pennac sa sempre colpire nel segno

    1. Dovrebbero farlo studiare alle superiori

      1. Assolutamente! E insegnare che l’Ironia, la signora Ironia, è solo un bene per tutti.

      2. Sai quanti clienti rompipalle in meno?

      3. Una gioia per tutti

      4. Già. Tanta ragione!

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