Fatemi gli auguri (se avete il coraggio)

Anniversario importante, oggi
No, non c’entra la nascita del blog, per quello dovete aspettare ancora qualche settimana, il primo post è di marzo.
Oggi, 5 febbraio, esattamente un anno fa, all’ora di pranzo, nello studio del mio avvocato firmavo la rescissione del contratto che mi aveva legato per quasi dieci anni a una grossa azienda di grande distribuzione (ho detto grossa di proposito, le cose grosse non sono per forza anche grandi. Grande significa Importante, Notevole. Grossa significa semplicemente grossa, appunto. E non è detto che sia una cosa buona.).
Rescissione consensuale, naturalmente…
Ero stato io a volermene andare, certo…
Non avevo subito pressioni per mesi (molti)…
Non ero stato spostato più volte da un reparto all’altro senza il benché minimo motivo logico…
Non è vero che non avevo mai ricevuto aumenti salariali…
La sveglia alle quattro e mezza del mattino era una mia invenzione…
I colloqui privati (senza testimoni) in cui mi si chiedeva di togliermi dalle palle non sono mai esistiti…
La mia perdita di peso e le intere settimane di insonnia sono solo invenzioni di una mente malata (la mia, ovviamente)…
Non ero messo cosi…
lavoro
E sto continuando a farneticare anche adesso…

Vorrei dire che è tutto passato, vorrei poter affermare che non nutro sentimenti di astio nei confronti di chi MI HA FATTO DEL MALE in maniera del tutto gratuita. E mi piacerebbe dimostrare al mondo che ormai, passata è la tempesta, odo augelli far festa, e che non penso più a quei mesi con un misto di frustrazione e tristezza.
Ma sono un essere umano, arriverei quasi a definirmi un uomo, se mi perdonate la presunzione! Ed essendo un essere umano, mi capita di ricordare, di tornare spesso, forse troppo spesso, indietro con la memoria.
LA MEMORIA, appunto. E’ lei che ti frega. Soprattutto in questi frangenti della vita. Si, non mi risulta facile ricordarmi delle cose belle che mi sono successe nell’ultima decade lavorativa. Certo, ho conosciuto persone meravigliose, quelle che si suole definire “poche ma buone”. Continuo a frequentarle, per fortuna, e con loro ho creato dei nuovi ricordi estranei al lavoro, che spero mi rimangano scolpiti nella mente. Ma i loro volti, quelli dei nuovi amici, sbiadiscono in un millesimo di secondo appena li accosto alla divisa, al luogo, alle cose che caratterizzavano il mio lavoro. Lavoro di merda, sicuramente. Avere a che fare con gente cerebrolesa, maleducata e presuntuosa per otto ore al giorno può essere davvero deleterio per la mente umana. Se a questo, poi, ci aggiungi i clienti… (vediamo chi la capisce prima, questa!). Ma pur sempre un lavoro che, come direbbero i più, in tanti si sarebbero tenuto stretto, i tempi come questi.
Io non l’ho fatto. Ho sbagliato? Ho fatto bene? Non importa, non spetta al lettore giudicare, ne’ sono io a chiederglielo.
Quello che conta è che a un anno di distanza io non riesco a saltare l’ostacolo. Sebbene mi sia ripreso dalla scoppola, sebbene non nutra nessun sentimento di rivalsa nei confronti di chi mi ha fatto quello che ormai sanno pure i sassi, sebbene morto un papa se ne fa un altro (se proprio se ne sente il bisogno…), IO MI PORTO DENTRO ANCORA TANTA TRISTEZZA.
E vorrei che fosse ben chiaro, questo concetto. Soprattutto a chi è ancora oggi convinto che me la sia andata a cercare, che avrei potuto farmi i cazzi miei, che avrei dovuto mordermi la lingua più spesso, che non avrei mai dovuto iscrivermi al sindacato. Quello che mi è successo, e che succede a tanta gente tutti i giorni, è un fatto grave. Grave nel senso che ferisce. E lascia delle cicatrici. Magari vai avanti, ti crei nuove situazioni, torni a sorridere del tuo passato e di chi ti ha rovinato la vita.
Ma poi guardi quelle cicatrici…
Comunque sia, oggi è un giorno di festa, non per me, certo, ma per qualcun altro si.
E che festeggino, allora, loro che di questo si nutrono. Il livore, che tante volte ho visto in quelle facce, porta solo altro livore. Non sei mai sazio, se continui a odiare, a complottare, a cercare il marcio dove non c’è (ti basterebbe guardarti allo specchio, ma quello che vedresti ti farebbe schifo…).
Io, ferito e triste, mi godo il mio tanto tempo libero, la mia famiglia, la mia casa, i miei amici e le mie letture.
Agli altri, che si godono la vita a modo loro, non auguro il bene, non auguro il male. A dire il vero non gli auguro un cazzo. Mi permetto solo di ricordargli, con le parole di un mitico frate cinematografico, che siamo tutti umani…

Giò, il Lettore Disoccupato.

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19 commenti

  1. Ora: se metto Mi piace sembra che mi piaccia che ti abbiano lasciato a casa o che che mi piaccia il fatto che non l’hai superata. Se non metto niente non sapresti che ho letto questo post.
    Insomma, forse è meglio se ti faccio gli auguri, come suggerisci tu: ti auguro di riuscire a guardare avanti con fiducia, di lasciare andare la rabbia e la frustrazione lontani da te, solo così ti darai altre possibilità. Ti auguro che tu inizi oggi stesso così magari il 5 febbraio del prossimo anno potrai chiederci di farti gli auguri per qualcosa di bello che hai costruito per te stesso e di cui sei orgoglioso.

    1. Mi piace… quello che leggo… mi piace… che tu mi faccia gli auguri… e mi piace che chi legge quello che ho scritto non rimanga impassibile (o indifferente). Non è stato semplice parlarne “al mondo”. Ma ne può valere la pena. Grazie, Lettrice.

      1. Non è possibile rimanere freddi di fronte a una cosa del genere, visto che capita ogni giorno a persone care, conoscenti e sconosciuti. Hai fatto bene a parlarne – si vede che è passato lo choc – ti auguro che questo post sia già stato il primo passo per dire “Ok, è successo questo, ora vado avanti”.

      2. Ah, io avanti ci vado di sicuro, ti dico solo che “letture disoccupate” va in trasferta per una piccolissima rappresentazione in un piccolissimo locale della Romagna. Hai visto mai…

      3. Me lo merito il “mi piace” ora?

  2. Lo so che fa male, fa veramente male. Ma hai fatto la scelta giusta. Troverai qualcosa da fare che ti farà essere più felice. Banale forse da dire, ma ne sono sicura, ci credo. Perché chi ha il coraggio di fare queste scelte prima o poi trova la strada giusta. E quindi Giò, io ti faccio gli auguri alla grande. Alla faccia di chi ti ha trattato così 🙂

    1. Grazie bella, strano da dire, ma invece di sentirmi alleggerito, c’ho ancora il magone. E comunque hai ragione, ci sarà qualcosa per me. A proposito, sai che qualcuno abbia bisogno di un presuntuoso scribacchino che non lavora da un anno? 🙂

      1. Se lo sento dire sarai il primo a saperlo! Un abbraccio 🙂

  3. il magone è venuto anche a me. e la rabbia. e la frustrazione pure. non in quest’ordine, mescolati direi. la consapevolezza di un sopruso invece c’era già. c’è sempre quando non c’è una ragione logica n’è una colpa che “giustifichi” una situazione subìta. il tempo non ti restituirà quegli anni di piombo, né il peso perduto (per quello ci vorrà una grande affezione per il cibo e un metabolismo mooooolto lento) e nemmeno il sonno rubato. ma come dissi ad un’amica che aveva subito un’ingiustizia di altro genere: un giorno, forse non lo saprai mai, ma un giorno chi ti ha fatto del male ti passerà davanti, magari spingendoti da parte per l’ennesima volta e……..verrà spalmato spalmato sull’asfalto da un camion. perché il tempo è GALANTUOMO.

    1. E speriamo che il camion sia molto, molto grosso!

  4. Nessuno più di noi, qui alle Terre, ti può capire. Abbiamo dalla nostra di esserci uniti e, con grande terrore, buttarci nel vuoto. ma sono orgogliosa di quello che ho fatto, e sono orgogliosa di te per quello che hai fatto. Perché questa gente deve anche capire ogni tanto che i “dipendenti” nn sono delle merde da poter sempre impunemente masticare come gomme. Che c’è un limite morale che molti di noi ancora hanno e che non vogliamo oltrepassare, se possiamo….
    Ma è vero, la rabbia rimane…. xchè comunque sono impuniti

    xò io festeggio a te e a me che fra una settimana fa una anno dal giorno in cui mi sono alzata dalla sedia e ho detto: me ne vado, mi avete veramente sfinito. auguri Giò e sempre su la testa

    1. Testa alta, sempre pronta a far partire una sputazza nel caso incontrassi uno dei miei ex capi! Tra una settimana magari vengo in agenzia e ci sbronziamo, che ne dici? O meglio, ti faccio sbronzare e poi ti faccio firmare il mio contratto di assunzione. Bello, no? La disoccupazione rende cattivi…

  5. greco concetta · · Rispondi

    hai fatto bene a sfogarti; la rabbia c’è ancora ma la stai gestendo bene.
    Sei fortunato,però, perché accanto a te c’è una donna meravigliosa che ti sostiene con ardore, ti difende dal mondo intero e ti ama.
    (sono la sua mamma)
    forza Giorgio sono con te

    1. Ah, le donne, sempre a prendersi tutti i meriti! Il supporto morale non è mai mancato, lo so. E di questo posso solo ringraziare le mie famiglie e i pochi ma sinceri amici che mi stanno sempre accanto. Suocera inclusa!!!

  6. Gio’, brutto che nonostante la certezza che gli stronzi siano loro, ci si senta lo stesso male noi. Molta solidarieta’, che in questi casi rimane a ricordarci che non sono tutti cosi’. Dai che e’ l’occasione della rinascita e finalmente diventi cantante come hai sempre sognato.

    1. E per dimostrarmi che sei davvero solidale mi fai cantare l’ave maria al tuo matrimonio, vero? Ti faccio un prezzo di favore…

  7. tanta empatia per una storia che, in versione soft rispetto a questa, ho vissuto anche io.

    1. Grazie per l’empatia, e spero non sia stata pesante come la mia. La gente sta fuori!!!

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