Il marchio all’italiana.

L’altro giorno è stato ritrovato sul greto del Tevere il cadavere di un 28enne che era sparito da qualche giorno. Sembra sia stato accoltellato, o qualcosa di simile. Oggi hanno trovato il colpevole.
E questi sono i titoli di alcuni giornali, loro la notizia la danno così.

Corriere della Sera: “Gay ammazzato, confessa l’amico.
Quotidiano Nazionale: “Gay Roma, tossicodipendente di 32 anni confessa.
Il Mattino:Il parrucchiere gay ucciso con un punteruolo.

Notato nulla di strano?
Gay ammazzato. Gay Roma (proprio tutta Roma?). Il parrucchiere gay.
L’aggettivo viene sempre prima del sostantivo (quando ci si ricorda di usarlo, il sostantivo). E allora la malizia, che italica nasce e italica morirà, porta noi comuni mortali e, cosa di gran lunga più grave, moltissimi giornalisti a far sì che l’aggettivo diventi protagonista, e che la storia agisca solo da contorno alla pietanza principale, IL DIVERSO. Ipocrita e qualunquista, la mia argomentazione, può essere. E forse è vero che mi sono svegliato un po’ troppo tardi, ma qualcuno potrebbe dirmi “meglio a 38 anni che a 39!”. Non so.
Quello che so è che tutti quanti noi reputiamo sia normale leggere titoli del tipo “Romeno investe una bambina“, “Marocchino violenta donna novantasettenne“, “Gay picchiato da quattro ragazzi“. Ormai è insita nella nostra cultura (o quello che ne rimane) la naturale predisposizione all’etichettatura. Una volta succedeva con quelli come me, i terroni. Eravamo feccia e malavita. Oggi che l’Italia è ormai colonizzata dai terroni, la freccia si sposta sui “nuovi diversi”, quelli che prima non c’erano, o non erano ancora così rilevanti, o erano tenuti nel buio di proposito.
Quindi se sei gay non sei un uomo, se sei zingara non sei una donna, se ti prostituisci non fai parte del genere umano.
Se poi ti capita la clamorosa sfiga di essere una prostituta zingara gay, beh, mi sa che sei indifendibile!
Scherzi a parte, siamo un popolo di razzisti inconsapevoli, ed è ora che ce ne facciamo una ragione. Non è dicendo “Per me possono fare quello che vogliono, basta che non tocchino mio figlio” che ci si dimostra gay friendly.
Proprio no!
Ma non mi sento di criticare le persone di una certa età che con questo modo di fare ci sono cresciute, che sono state educate nella convinzione che la famiglia sia composta da madre, padre e figli (GRAZIE SANTA ROMANA CHIESA), che lo straniero è “ben accetto solo nel suo ghetto”, che l’unico zingaro buono è quello che se ne va in fretta.
Mi sento, invece, di criticare moltissimo tutti quei miei coetanei che si danno del “frocio” per prendersi per il culo, me compreso. Ma soprattutto ringrazio i giornalisti, quelli che hanno studiato, si sono laureati, hanno fatto lunghi tirocini gratuiti e lavoretti di merda per arrivare ad avere una scrivania in una redazione importante.
E che si sono dimenticati tutto quello che hanno imparato, che pensano sia più importante la forma (possibilmente maliziosa) che il contenuto (secondario, inutile).
E’ vero, è il titolo che fa vendere il giornale, ci casco spesso pure io.
Però finisce che compro dei libri di merda tipo questo!

sansom_il-caso-dei-libri-scomparsi

Meditiamo gente, meditiamo.
Giò

daniele-fulli-640

Ps: Si chiamava DANIELE.

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12 commenti

  1. Bravo mandragola,a me i giornali italiani fanno incazzarissimo proprio per questo!sembrano delle telenovele piene di refusi.

    1. Grazie Monti, da buona “fuoriuscita” puoi giudicare meglio di noi che viviamo nel quotidiano e ormai ci siamo abituati a cose per cui, invece, dovremmo indignarci.

  2. Ebbene sì, siamo un popolo di razzisti ipocriti, pensiamo di comportarci da persone civili se chiamiamo l’handicapato “diversamente abile” , il cieco ” non vedente”, il bidello ” collaboratore scolastico”, il cameriera ” collaboratrice domestica” e via con gli eufemismi miracolosi più dell’acqua di Lourdes. Salvo poi, non accettare il diversamente abile nel ristorante perchè disturba il pranzo dei linguisti, trattare da serva la collaboratrice scolastica o domestica che sia, e chiamare una povera ragazza di vent’anni sfruttata, venduta, usata e uccisa ” la prostituta” così come il ragazzo assassinato “il gay”. Siamo un popolo di affidabili filologi

    1. Filologia = Ignoranza? Direi che ci può stare, soprattutto in un paese in cui qualsiasi situazione “particolare” viene inquadrata sotto la lente dell’ignoranza (che tutto spiega, ma nulla dice).

      1. Sì sì, il mio filologi era molto ironico.

  3. Bell’articolo Gio…

    1. Grazie, fantomatico frabbo (ms non troppo…)

  4. io ho avuto contatto diretto con il giornalismo di “cronaca” una volta nella mia vita, quando si è suicidato uno dei miei più cari amici buttandosi dalla finestra all’università. in 2 giorni sono riusciti ad etichettare, ridicolizzare, umiliare, inventare, ritrattare ho ancora il vomito da allora, permanente
    ciao daniele

    1. Io ho lavorato per qualche tempo come freelance per un quotidiano di cui non farò il nome, la tristezza più assoluta. Essendo un giornale di provincia, e avendo lettori “datati”, andava sempre in cerca di pettegolezzi e storie pseudo-sordide, solo per attizzare l’interesse di esseri catetere-muniti. E, di conseguenza, mi chiedevano di infarcire, esagerare (quando non inventare di sana pianta) storie insulse, banali, quotidiane. E questo succede anche nelle cosiddette “REDAZIONI”, però moltiplicato per mille.

  5. Carissimo, hai toccato un argomento che sta molto a cuore anche a me: quando faccio notare che in Svezia (ma lo stesso accade in Spagna) i giornali non fanno MAI menzione della nazionalità delle persone, vengo guardato come se fossi appena atterrato da un pianeta sconosciuto. Lo stesso vale per l’orientamento sessuale, come tu ben dimostri. Sembra che gli italiani abbiano bisogno delle loro piccole certezze: i buoni con i buoni, i cattivi con i cattivi. Tutti devono portare l’etichettino bene in vista, in modo da far risparmiare energie cognitive a chi guarda/legge. Un paese che va al risparmio…

    1. Caro Franco, buono/cattivo, bianco/nero, etero/gay, destra/sinistra… sembra che in Italia la discussione si accenda solo se c’è da contrapporsi a qualcuno/qualcosa. Non esiste un problema fine a se stesso, mai! E, soprattutto, non esiste la cultura di un NOI globale. Ci siamo NOI (gli etero, bianchi, italiani, che paghiamo le tasse….) e poi ci sono LORO (la feccia, rom, negro o frocio che sia…). Come se ce lo potessimo permettere!

  6. (volevo dire “etichettina” ma il correttore, chissà perché, ha optato per “etichettino”…)

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