Le città di Giò: Bologna

Il cancello è già tirato?

Questa è la domanda che mio suocero mi ha posto non più di una settimana fa.
E questo è stato il momento in cui ho capito che era giunta l’ora di  fare un omaggio scritto alla città che mi ha accolto undici anni fa, che mi ospita tutt’ora e che, probabilmente, mi vedrà anche tirare le cuoia.
Il terrunciello che c’è in me adora riesumare termini del proprio dialetto, mia moglie mi sente spesso pronunciare improperi in napoletano o in tarantino (ah, la fortuna di essere bilingue!) e prova a rispondermi nel suo, di dialetto. Che poi proprio un dialetto non è, almeno non più. Il bolognese è uno stupendo idioma composto da un misto di italiano, vecchie parole locali, efficacissime invenzioni linguistiche e, nel caso lo parli un ragazzino, improbabili inglesizzazioni. Quando parlo di invenzioni linguistiche mi riferisco soprattutto all’espressione della quale tutti i bolognesi sono, in assoluto, più orgogliosi:
DAMMI IL TIRO
Che significa, molto banalmente, aprimi il portone/la porta/il cancello (vedi mio suocero). Ma che non trova traduzioni nella lingua italiana corrente, non esiste una parola unica con cui tradurre “tiro”, provate a cercarla e poi mi dite. E’ geniale!

10072010152[1]

In tutti i palazzi della città

Unica nota stonata, molti bolognesi sono ancora convinti che “tiro” sia italiano…
Se ti aggiri per la città, soprattutto nei pressi di cantieri o cavalcavia, non sarà difficile incontrare una figura nota in tutte le città d’Italia, che a Bologna prende il nome di umarell (o “umarein“). Chi è?
Lui!
umarell[1]
In questa foto notate il classico umarell/supervisore di altrui cantieri nella sua tipica postura: mani giunte, berra (cappello) in testa e atteggiamento inquisitorio. I più datati sono forniti di zanetta (il bastone) e parlando tirano dei lumini (sputazze) a causa della dentiera malferma. I più arzilli si aggirano per le strade in biga (la bici), controllano il traffico dai cavalcavia, seguono i camion del rusco (immondizia) per assicurarsi che svuotino tutti i cassonnetti e, non di rado, li si può udire inveire contro i cinnazzi (ragazzini) e minacciarli di riempirli di smatafloni (schiaffi) fino a farli zigare (piangere).
Ma torniamo a noi.
La lingua, dicevamo. La terminologia bolognese è piena (o dovrei dire murata) di espressioni stupende, spesso in una sola parola è condensato un intero concetto, a volte più incasinato del famosissimo tiro. Un esempio meraviglioso è, su tutti,
il CIOCCAPIATTI.
Il cioccapiatti è un essere umano, spesso maschio, che spara puttanate così esagerate che fa letteralmente cadere, e cioccare (rompere), i piatti! In ogni balotta (compagnia di amici) c’è sempre il cioccapiatti, quello che fa la cartola (il figo, il fenomeno) e che guzza (tromba) come un riccio. In verità il cioccapiatti è spesso un giandone, anzidetto bazurlone (il tontolone spesso grosso e sgraziato) che a fine serata torna a casa e si ammazza di raspe (seghe) davanti a un carnaccio (pornazzo). Non è raro, tuttavia, che il cioccapiatti appaia davvero agli occhi degli altri come una cartola. In questo caso, il nostro fa carriera e fa cioccare molto più che dei semplici piatti…
renzi1
Di esempi ce ne sarebbero migliaia, e io potrei stare qua delle ore a raccontarne. Se non fosse che devo preparare la cena.
Per fortuna la letteratura corre in mio aiuto con due fantastiche pubblicazioni della piccola ma agguerritissima (e bolognesissima) casa editrice Pendragon. Nella prima, Dizionario slang, di Fernando Pellerano, si trovano tutte le parole e le espressioni gergali più comuni, con tanto di traduzione ed esempi a mo’ di vero dizionario. La seconda parte del libro è dedicata alla città in cifre, ai luoghi più famosi e a tanti film che sono stati girati tra centro e provincia. Per chi volesse approfondire e aggiornarsi, inoltre, lo scrittore cura un blog che si chiama, guarda caso, Dammi il tiro. Da leggere.
dizionario slang
Da menzionare c’è, poi, Umarells, un vero bestseller locale. Il libro di Danilo Masotti propone la sua definizione di umarell e ne spiega i modi di fare, gli usi, i costumi e le abitudini con un sacco di esempi pratici di vita vissuta! Anche Masotti ha un blog seguitissimo, che non poteva non chiamarsi come il libro.
2012-foglio 5070 giugno3
Io non posso che essere strafelice di vivere in una città che, devo ammettere, all’inizio non mi aveva entusiasmato, ma che con il passare del tempo si è rivelata in tutta la sua bellezza per quello che è: un enorme paesone che ama la sua cultura e la sua storia e fa di tutto per preservarle. Che si tiene strette le sue sfogline, i suoi umarells, i suoi portici e il crescentone.
E che mi sembra sempre più la mia città.
Lo smielato Giò
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13 commenti

  1. bello…. il più bello che hai scritto (0 che io abbia letto) fino ad ora. Sarà che parla della mia città e allora mi ci ritrovo come il prosciutto in un panino. ti propri braven

    1. Grazie mille… ma una bolognese che mi parla di prosciutto, proprio no! Eddai!

  2. la mortadella nn la digerisco tanto bene…

    1. E allora hai un antenato di parma! Cmq il mio preferito è beach on the beach part one

  3. dissento

  4. In cotal nuovo ruolo di uber-filologo, potresti deliziarmi con una lista di termini locali che bolognesi di nuovo corso hanno adottato (storpiato?) e,viceversa, termini di origine esotica (that is, proveninente da sotto il Rubicone) che i bolognesi hanno adottato (loro malgrado?)

    1. Allora, i bolognesi non hanno assimilato praticamente nulla di sottorubiconiano, siamo noi terùn che ci integriamo a modo nostro, storpiando parole locali o accentandole nella maniera errata. Difficile da spiegare a parole, la prossima volta che vieni in italia ti faccio sentire il pizzaiolo napoletano che slega in bolompano (bolognese+campano). Vale il prezzo di un Halifax-Milano!

  5. questo comunque è il mio preferito

    1. Sono banale se affermo che non avevo dubbi?

  6. Un saluto umarellico 😉
    Grazie

    1. Grazie a te per l’ispirazione!

  7. fernando pellerano · · Rispondi

    uno smielato ringraziamento per la citazione del Dizionario Slang, bye f

    1. È una delle letture più utili che ho fatto negli ultimi anni, credimi

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