Le tre (dis)grazie

Lo sguardo che dice tutto senza che la bocca si apra, ce l’avete presente?
Quando fai una cazzata, magari una piccola, banale, speri che nessuna la scopra, perché un po’ ti vergogneresti, e magari provi pure a coprirne le tracce. Poi succede che qualcuno, QUEL qualcuno, ti sgami, che si accorga della tua piccola minchiatina e tu, col capo chino e il sorrisetto imbecille, sei costretto a biascicare le tue ragioni mentre quello sguardo continua a inseguirti. Puoi prendere la macchina, arrivare all’aeroporto e imbarcarti su un volo transoceanico, salire su di una navetta interstellare e viaggiare alla velocità della luce nell’iperspazio fino alla costellazione più recondita che esista… ma QUELLO SGUARDO continuerà a perseguitarti.
Tutto questo preambolo per spiegare che ieri sera (per la duecentosettesima volta) ho mollato un libro a metà e ne ho candidamente iniziato un altro. Così, senza rimpianti. Usanza disdicevole, lo so, le abitudini e la leggerezza sono dure a morire, soprattutto quando non c’è nessuno che ti mette in riga. Questa volta, a differenza delle altre, non ho tenuto conto del fatto che qualcuno ci aveva provato, a mettermi di fronte alla mia leggerezza, a mettermi in riga. Parlo della preghiera che non più di dieci giorni prima mi era stata rivolta da mia moglie, preghiera che recitava suppergiù così: “stavolta vedi di finirlo, il libro, anche se ti fa cagare. Per favore!”.
“Ceeerrrrto amore!”.
Oh me, schifoso e ipocrita mentitore…
Di certo c’è solo stato lo sguardo che mi è stato giustissimamente sparato addosso al momento della mia ennesima resa, uno sguardo pesante come una caponata di peperoni, sassi e pallini di piombo mischiati col cemento. Avevo visto quello sguardo poche altre volte. Una su tutte, quando avevo cercato di convincerla che …E alla fine arriva Polly fosse un gran film e che io ero fiero di averne acquistato il dvd! (sparatemi pure, se vi va, ma io continuo a sostenere la mia tesi a testa alta)
polly
Lo so, l’etica del lettore mi imporrebbe di portare a termine ciò che ho iniziato, l’etica del disoccupato dovrebbe farmi sentire una merda per aver buttato gli ennesimi soldi nel cesso (12,50 euro, per l’esattezza).
L’etica del marito, poi…
Che ci volete fare, non ce la faccio, se un libro mi fa schifo, io lo metto via e passo oltre.
Nel mio ultimo post, quello sull’insonnia e gli acquisti sbagliati, parlavo di un libro che mi accingevo a leggere con buone aspettative, Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace.
Bene, questo è il titolo di punta della mia biblioteca della vergogna (e la chiamo biblioteca perché, ahimè, è molto più fornita della piccola, ma meravigliosa libreria da bagno). Elencare tutti i titoli di cui mi pento sarebbe un po’ noioso, perciò vi dovrete accontentare della

Top 3 delle minchiate di Giorgio

Al terzo posto della mia personalissima classifica della vergogna ci metto, quindi, il libro di Wallace, quello che The Guardian (non Il resto del Carlino o La padania, The Guardian quello vero!) ha definito “Un libro che non si riesce a smettere di leggere neanche mentre ci si lava i denti”.
Si vede che il critico del Guardian se li lava molto poco, i denti…
wallace
Mi dispiace se pecco di lesa maestà verso uno degli scrittori più celebrati dell’ultimo ventennio, ma chiamare Libro questo infinito elenco di lunghissime note a piè pagina (137, per l’esattezza) è un po’ come dire che Moccia è un vero Scrittore (o Regista, fate voi).
Al numero due della top three dei miei flop troviamo Incontro d’estate, di Truman Capote (13,50 euro). Devo ammettere che in questo caso mi sono fatto influenzare dal nome altisonante e dal fatto che fossi completamente ignorante sull’autore. Ma beata la gnuranza, se stai bene de mente, de core e de panza!, diceva Don Buro/Christian de Sica in Vacanze in America.
capote
Mai, e dico MAI mi sono annoiato così tanto. Perfino a messa mi divertivo di più!
Ultima (o prima), e di sicuro più bruciante delle delusioni, Drive-in, la trilogia, del mio carissimo Joe R. Lansdale (17 euro, tantissimi!). Noooo, non c’entrano Carmen Russo, Asfidanken e il Tenerone, purtroppo non è quello il drive-in di cui si parla.
Purtroppo.
drive-in
In questo caso ho sperato fino all’inizio della seconda parte che questo libro fosse bello e appassionante almeno la metà di quanto non siano gli altri di Lansdale. E invece la frustrazione e la delusione mi hanno portato a pensare che se l’avesse scritto Antonio Ricci mi sarei divertito di sicuro di più. E io lo odio, Antonio Ricci.
Tant’è, questa è solo la punta dell’iceberg, uno di questi giorni raccoglierò tutto il coraggio che ho in corpo, esalerò un bel respiro e farò il conto di quanto mi siano costati tutti i miei piccoli fallimenti letterari, così, giusto per essere un po’ masochista. O magari non lo faccio, se la cifra fosse troppo alta rischierei di mettere in pericolo il mio matrimonio.
Se ci saranno degli stravolgimenti nelle posizioni più alte, state certi che ve ne renderò conto in uno dei prossimi post.
Questa volta non chiudo con una battuta, perché non mi viene niente e perché devo andare a preparare le orecchiette con le cime di rapa. Provo a farmi perdonare con la cucina, hai visto mai…
Alla prossima,
Giò

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13 commenti

  1. ma prenderli in biblioteca? (e 2)

    1. Mi piace che siano miei, odio farmeli prestare

      1. ma anche la merda? che poi raccoglie polvere, su…

      2. Basta spolverare…e ammirare!

  2. greco concetta · · Rispondi

    Volevo metterti al corrente che, il decalogo del lettore, scritto da DANIEL PENNAC, lascia la libertà a tutti i lettori di smettere di leggere un libro in qualsiasi momento.
    Ti consiglio di leggerlo

    1. Allora mi sento molto sollevato, vengo scagionato da uno dei pochi francesi che rispetto. Ops, l’ho detto!

    2. carramba! ciao titti!

  3. Io sto con fatica leggendo mucho mojo, io e langsdale non abbiamo lo stesso senso del’umorismo e non ci interessano le stesse cose. accidenti a quello che me l’ha consigliato. ciao carissimo.

    1. Mi dispiace, prova con truman capote, magari ti piace…almeno a te!

  4. Vergogna! Non conoscevi “I diritti del lettore “di Pennac?! E poi gli scrittori francesi sono FANTASTICI!

    1. Per Pennac chiedo scusa, umilmente scusa. Ma per gli scrittori francesi, mi sa che ne riparleremo con mooolta calma.

  5. pensavo di essere l’unica in Italia a cui non piacesse Antonio Ricci….

    1. Secondo me, anche il gabibbo segretamente lo odia…per via del costume e della voce da pirla!

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