Beach, on the beach, sotto il sole la pelle bruch. Part one

Ah, l’estate!
Tutti pronti alle due indispensabili settimane di meritato riposo, tutti già proiettati al momento in cui scoccheranno le cinque e visalutocivediamotraduesettimane!, tutti che non vedono l’ora di tuffarsi nei tredici centimetri quadrati di mare a loro disposizione nella magica Gallipoli (bella e accessibile, se non avete paura di passare le ferie in un posto che ad agosto raggiunge la densità abitativa di Bombay…). Chi di noi non vede l’ora di caricare armi e bagagli in macchina e partire per un’entusiasmantissima coda di tredici ore sulla A14? Un po’ tutti, direi.
Io ho avuto la fortuna di crescere in un paese a due passi dal mare, il massimo dello sforzo che ho dovuto compiere per arrivare in spiaggia è stato alzarmi dal letto e infilarmi il costume due minuti prima di salire nella macchina dei miei. Ovvio, quindi, che non mi sono mai posto il dilemma della partenza intelligente, ne’ mi sono mai scervellato nel tentativo di fare in modo che in macchina riuscissero a starci, nell’ordine: la moglie, il seggiolino del piccolo, il piccolo, la borsa del piccolo, la sorellina, la casa delle bambole sennò lei non parte, il mini frigo coi panini e l’acqua per il viaggio così non facciamo sosta e recuperiamo tempo e chi deve fare pipì cerchi di tenerla, il computer, il cane, la cuccia del cane, le crocchette del cane, sette valigie, ombrellone seggiole secchielli e palette, tredici settimane enigmistiche, l’opera omnia di Bruno Vespa e, se rimane un angoletto libero, pure la nonna!
No, fino al 1994 non ho mai ragionato su quanto potesse essere deleterio e tutt’altro che rilassante farsi un viaggio in pieno agosto. Ammetto che, una volta migrato qui al nord, una delle cose che più mi sono mancate è stato il mare. (Oltre alla mamma, ovvio!). Non è stato bello rendersi conto di non avere più la possibilità di fare un salto in spiaggia alle sette di sera, dopo aver fatto il classico pisolino post abbuffata, coi peperoni che si riproponevano mentre pedalavo verso Lido Gandoli.
Altri tempi…
Meleeeensooooo!
No, consapevole. E anche un po’ nostalgico.
Comunque, visto che il centro di questo fantasticissimo blog dovrebbero essere i libri e la lettura, mi accingo a fare una confessione choc.
Io non ho mai amato leggere sotto l’ombrellone.
Vi concedo un minuto per riprendervi, poi vi spiego…
I motivi sono diversi, e tutti riconducibili a diversi periodi della crescita.
Fase puberale, dai 12 ai 14 anni. All’inizio non sapevo neanche che cosa fosse un libro, passavo ore in acqua, piuttosto che al chioschetto giocando a biliardino e mettendo sempre la stessa canzone nel juke box (“The cradle of love”, di Billy Idol, figata!).
Fase adolescenziale, dai 14 ai 18 anni. Col passare degli anni, ovviamente, preferivo farmi dare dei due di picche dalle ragazze, invece che fare la figura del secchione asociale.
Fase carpe diem, dai 18 ai 30 anni. Questo è il periodo in cui al mare non potevo più andarci quando mi pareva, perciò, quando ne avevo l’occasione, preferivo fare dei bagni interminabili e godermi il panorama.
Fase old inside, oggi. Sono una mezza sega, un vecchio dentro, mi da fastidio la luce del sole, mi da fastidio la voce di chiunque sia nell’arco di venti metri, ci sono troppe mosche, metto la crema ogni mezz’ora (quindi ho sempre le mani unte), devo fare pipì, andiamo al bar che si sta più freschi, ci metto venti minuti per fare il bagno, poi, quando mi decido, apro gli occhi e vedo l’Adriatico in tutto il suo marron splendore…Insomma, passa la giornata e non ho concluso una mazza.
Tuttavia, mi rendo conto che c’è ancora chi aspetta le fatidiche due settimane per mettere il culo sulla sedia sdraio, inforcare gli occhiali da sole graduati e immergersi in un mondo fatto di frivolezza e fantasia, dove il capo ufficio non esiste, il cane non piscia sul tappeto e i vicini non rompono i coglioni per l’acqua che sgocciola dal davanzale. A questi fantastici pionieri della sabbia voglio dedicare la seconda parte di questo lungo post.
Seconda parte che, ovviamente, vedrete domani, perché adesso c’ho da fare.
Stai tuned!

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8 commenti

  1. spero che quel “piuttosto che” sia stato usato consapevolmente… :/
    per il resto, lido gandoli in bicicletta manca anche a me. Sinceramente mi manca più Tramontone.

    1. Lo spero anche io…sennò sai la figura di merda? Tramontone forever, ora è sempre!!!

  2. michelangelo · · Rispondi

    Sai che mi piace proprio come scrivi? Credo che mi gusterò uno ad uno tutti i tuoi post, come un libro, uno alla volta… Grande Giorgio!

    1. Grazie mik.. Mi commuovi

  3. It burned like a ball of fire
    When the rebel took a little child bride
    To tease yeah so go easy yeah
    Cause love cuts a million ways
    Shakes the devil when he misbehaves
    I aint nobody’s fool
    Come on shake it up

    1. Grande Ruben, hai recuperato le parole del successore…mitttticoooo!!!

  4. titty greco · · Rispondi

    bravo Giorgio!!!!!!

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