Niente di buono

Faccio spesso la spesa.

Ormai sono io il casalingo, quindi mi toccano, si fa per dire, molti di quei compiti che l’immaginario collettivo (leggermente impostato sulla configurazione “maschilista”) attribuisce alla donna. Ammetto che l’attività non mi disturba affatto, mi capita di andare al supermercato almeno una volta alla settimana e, se non ce n’è bisogno, faccio in modo che il bisogno ci sia… Perchè? Non so, forse perchè non c’ho un cazzo da fare?

Anche. Ma non solo.

Mi verrebbe da dire che sono un essere sociale e socevole, che il contatto umano mi rivitalizza un po’, potrei arrivare ad ammettere che il supermercato mi mette serenità. E questa è la parte positiva del discorso. Dal lato negativo, se di negativo si può parlare, ci metto la mia innata cuoriosità, il morbo che mi spinge a guardare la gente nelle sue attività più banali, quotidiane. Come molti di noi, dopo aver guardato, mi metto a osservare, e cerco quel qualcosa che non va, la parte “divertente” delle cose. E vengo attirato dall’orrenda pettinatura (detta “cofana”) di quella donna, che sarà sicuramente romena perchè solo loro hanno il coraggio di conciarsi così. E poi c’è quel vecchietto che ammorba la cassiera raccontandole dei suoi malanni, della figlia che non va mai a trovarlo, del cane che gli piscia sul tappeto e che, nel frattempo, la tiene in ostaggio non tirando fuori i 2 euro che servirebbero per pagare i tavernello e togliersi dai coglioni…

E adesso venitemi a dire che non avete mai fatto questi pensieri!

Perchè siamo tutti un po’ cattivi, chi più chi meno. E con la cattiveria ci facciamo un po’ di forza, per assurdo nutriamo la nostra positività con i difetti e le disgrazie altrui. Poi, magari, c’è chi si ferma al pensiero malizioso e chi passa all’azione, chi stupra e chi insulta il politico attraverso il rassicurante schermo della tv.

Io la penso così, e invito chi non è d’accordo con me a EVITARE il libro di cui voglio parlare.

mendozaUn mio caro amico mi ha vivamente consigliato di leggere Satana, di un genio colombiano che si chiama Mario Mendoza. Si parla di Maria, bella venditrice di bevande calde al mercato  che sprofonda nella violenza dopo vicende sempre più negative. C’è padre Ernesto, prete alle prese con una ragazzina posseduta, a sua volta posseduto da pulsioni fin troppo terrene e che nulla hanno a che fare col demonio (checchè se ne dica all’interno delle chiese…). Poi c’è Andrés il pittore, colui che ti fa il ritratto e pure la diagnosi. Fino ad arrivare alla ragazzina che si firma con il sangue e, soprattutto, all’inquietante diario di Campo Elìas, un veterano di guerra che, come gli altri protagonisti (e più di loro) sprofonda sempre di più in quello che, molto banalmente, chiamiamo il male. Lungi da me l’idea di fare l’elogio della malvagità, sicuramente nelle storie che vengono fuori c’è una buona dose di esagerazione, c’è da prenderle con le molle. Senza dubbio, però, Mendoza mostra al lettore di cosa può essere in grado un essere umano che viene portato all’esasperazione dalle “cose della vita” (e qua scatta il coro..). Ci mette di fronte a tutto il brutto che il mondo ha da mostrare, schifo che, di solito, si materializza contemporaneamente in più luoghi, come a confermare che la legge di Murphy esiste ed è applicata in maniera abbastanza democratica.

La vita è complicata già di suo, lo so. Di sicuro una lettura del genere non la migliora, non ci mette di buon umore. Però non è neanche vero che c’è sempre un lieto fine, anzi…

La mia verità è che l’essere umano, di base, è un cacasotto (presenti inclusi, of course), e questa paura primordiale lo porta a non volersi confrontare col fatto che il male esiste, che le persone sono diffidenti e un po’ cattive di default. E se qualcuno non ci crede, io gli propongo una sfida, a questo qualcuno.

Vai al supermercato, guarda una persona negli occhi e falle un bel sorriso, di quelli un po’ ammiccanti. Vedrai che ti risponde, che ti considererà una brava persona che sprizza energia positiva. No, non ti manderà affanculo convinta che sei un pervertito…

Credici…

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